Cima Dodici (2336 m) e Monte Ortigara (2106 m), via di salita

L’Altopiano dei Sette Comuni (o di Asiago) è innanzitutto un luogo della memoria. Nomi come Monte Fior e Ortigara, più che tra gli appassionati di trekking, sono noti a chi sa la storia patria. Durante i quattro anni di Guerra Mondiale combattuti qui sono state lanciate dai vari eserciti decine di migliaia di bombe, con oltre un milione di soldati impegnati in battaglia.
Per visitare adeguatamente la zona sono necessarie più escursioni, ma quella che qui proponiamo è forse una delle più interessanti, perché fa guadagnare la vetta di una gran bella montagna, la Cima Dodici, e conduce sulla parte culminante dell’Ortigara, che pare sia stata abbassata di alcuni metri a forza di bombardamenti. Una volta a casa, il ricordo più bello sarà legato alle dolci ondulazioni carsiche dell’altopiano ricoperte di pini mughi, e agli appassionati di bicicletta sarà balenata l’idea di tornare muniti di mountain bike: il luogo pare pensato per loro.
In fondo all’anima, però, ci sarà qualcosa che pesa.

Zona: Altopiano dei Sette Comuni, Alpi Vicentine.
Dislivello in salita: 950 m circa.
Difficoltà: E
Tempi: ore 8-9.00 complessivamente.
Cartina: Carta Topografica Tabacco 050 – ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI, ASIAGO-ORTIGARA.

// Relazione via normale a Cima Dodici e Monte Ortigara

Da Asiago, piacevolissima località al centro dell’Altopiano dei Sette Comuni, si guida in direzione Trento, verso il Passo della Vezzena. Dopo qualche chilometro si stacca a destra una sterrata che in 7 km conduce alla Malga Galmarara (cartello), ove si parcheggia in un ampio spiazzo sterrato. L’altimetro segna 1614 m.
Da qui si prosegue per la larga sterrata interdetta al traffico veicolare seguendo il segnavia 830 (cartello). Poco oltre si abbandona la strada imboccando un sentiero che permette di accorciare il tragitto. Si segue ancora un po’ la strada e la si abbandona una seconda volta, addentrandosi tra doline e saliscendi, in mezzo ai pini mughi, fino al Bivio Italia, dove sorge un ricovero di fortuna (1987 m; ore 2.00). Qui la strada si biforca. Va seguita la sterrata che punta verso Cima Dodici (da qui già ben visibile), come segnalato da cartelli e indicazioni in loco. Anche in questo caso la strada va presto abbandonata in favore di un più diretto sentiero. Sotto la calotta terminale del monte s’incontra un bivio ove va preso il sentiero di destra che, obliquamente ma facilmente, risale il pendio sino in vetta (ore 3.30-4.00 dalla malga).
Si scende ora lungo il versante est di Cima Dodici per un sentiero ben marcato, il cui inizio è segnalato da un cartello riportante l’indicazione “Bivacco Busa delle Dodese”. Si arriva al piacevole ricovero in 50 minuti circa. Il luogo è incantevole e invita al pernottamento (per avere indicazioni sulla disponibilità di posti, fare riferimento alla SAT – 6 brande; stufa; nessuna sorgente nelle vicinanze).
Proprio dietro la costruzione in muratura riparte la traccia per l’Ortigara, che prima guadagna una selletta e poi traversa in orizzontale sotto Cima Undici e Cima del Pra. Dopo un’ora da quando si è lasciato il bivacco, si arriva presso la cima, dove è stata posta la famosa Colonna Mozza, in ricordo dei caduti della guerra. Poco più a nord e in basso si trova il Cippo Austriaco.
“Non si sale impunemente sull’Ortigara. In vetta, non c’è tempo per il panorama che si apre sulla valle dell’Agnellizza, la “valle della morte”, altare del sacrificio degli alpini e di migliaia di tanti altri soldati: in primo piano, pochi metri sotto la cima, un doppio ordine di trincee scavate nella roccia ci racconta la tragedia di soldati appostati in difesa e di altri che salivano quel Golgota. Trincee agognate, conquistate e perse in un susseguirsi di assalti, carneficine di uomini contro che combatterono con tenacia, disperazione, rassegnazione, eroismo. Qui, nell’estate di 96 anni fa, si compì una tragedia immane, con trecentomila uomini da una parte e centomila dall’altra che dal 10 al 29 giugno si contesero una montagna fortificata” (G. Basile in L’Alpino 2013).
La lunga discesa verso l’automobile inizia puntando alla struttura metallica con campana che è ben visibile da ogni punto della larga cima. Da qui si imbocca il sentiero per “Valle dell’Agnella” e, al successivo bivio, si segue il segnavia 839 per il Baito Cuvolin, che poco oltre si salda alla sterrata per Bivio Italia. Da qui si torna alla Malga Galmarara per il percorso dell’andata (ore 2.30-3.00 dall’Ortigara; ore 8-9.00 complessivamente).

Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *