Problema zecche anche nelle Dolomiti

Questa pagina fa divulgazione sul problema zecche nelle Dolomiti da oltre 10 anni.

Tra i veri pericoli della montagna non ci sono le tanto odiate vipere (che assai di rado mordono e quasi mai risultano mortali, a differenza di quel che comunemente si pensa) bensì le minuscole zecche, parassiti ematofagi che fanno parte di un sottordine degli acari.
Soprattutto in primavera (ma anche durante l’estate e l’autunno) esse attendono il passaggio di un ospite su cespugli e fili d’erba, vi si saldano tramite un rostro, per poi abbandonarlo a “pasto di sangue” avvenuto. Le zecche possono essere veicolo di malattie piuttosto serie: il Morbo di Lyme e la TBE. La prima porta a disturbi del sistema nervoso centrale, alle articolazioni ed al cuore ma, se presa in tempo, è guaribile con una cura massiccia di antibiotici, per via orale o endovenosa. La TBE può dare origine in alcuni casi ad un’infezione senza o con scarsi sintomi, in altri ad uno stato similinfluenzale che poi passa. In una certa percentuale dei casi, però, a questo stato seguono disturbi del sistema nervoso centrale anche permanenti (meningite, encefalite, paralisi flaccida). E’ possibile fare la vaccinazione contro la TBE e perciò consiglio di informarsi presso il proprio medico curante, che deciderà in base al rischio potenziale di ciascun soggetto.
Non tutte le zecche sono portatrici delle malattie; anzi, solo una certa percentuale (ahimè in aumento) di esse può trasmettere il Morbo di Lyme, e ancor meno sono quelle portatrici della TBE.
Le zecche possono essere di dimensioni molto varie (quelle in fase larvale sono paragonabili ai più piccoli nei della nostra pelle) in relazione alla fase di sviluppo in cui si trovano, di colore grigio, marroncino o nero.
Sono diffuse un po’ ovunque ma è poco probabile imbattervisi se non in zone specifiche che oramai potremmo definire infestate. Nelle Dolomiti si trovano soprattutto nella parte più meridionale, indicativamente intorno al corso del fiume Piave: Monti del Sole-Feruch, sottogruppo del Pizzocco, gruppo della Schiara. Sono assai diffuse lungo la sinistra idrografica della Valle del Piave (Prealpi Carniche). Pericolosa è anche tutta la zona del Carso, in Friuli Venezia Giulia.

Problema zecche: come fare per ridurre il rischio che una zecca si attacchi alla nostra pelle col conseguente pericolo che ci infetti?

Innanzitutto è necessario utilizzare pantaloni lunghi di colore chiaro, infilati ben bene dentro i calzini in modo da impedire alla zecca che sale di raggiungere subito la pelle delle gambe (attenzione, però, a tessuti come la lana attraverso i quali le zecche possono tranquillamente passare). E’ utile cucire un elastico alle due parti terminali dei pantaloni, che andrà infilato sotto la pianta del piede e che farà sì che gli stessi non tendano ad uscire da sotto i calzini, in conseguenza del piegamento del ginocchio. Un sistema altrettanto valido consiste nell’indossare delle ghette da neve.
Ogni tanto bisognerà fermarsi per esaminare i pantaloni, levando le zecche che su di essi eventualmente stiano tentando di salire. Capita, poi, che arbusti del sottobosco permettano alle zecche di “saltarci addosso” nella parte alta del corpo, mentre ci chiniamo durante l’ascesa: fare attenzione a evitare di strisciare contro gli arbusti e i fili d’erba più lunghi, e cospargersi collo e braccia con prodotti repellenti specifici per le zecche (la loro efficacia è, però, ancora piuttosto scarsa). Esistono prodotti anti-zecche adatti alla pelle e prodotti più potenti e tossici, che potranno essere spruzzati sui pantaloni e sugli scarponi. In generale bisognerebbe evitare di sedersi sull’erba, sino a quote relativamente elevate (1800 m).
Giunti a casa, va messo per così dire in “quarantena” tutto il vestiario utilizzato e va controllato lo zaino. Fare la doccia il più presto possibile (ma evitare il bagno nella vasca) e poi controllare con cura ogni centimetro del corpo per trovare eventuali intrusi: la rapidità con cui si trova la zecca è importante al fine di evitare contagi (ciò vale per il Morbo di Lyme ma non per la TBE). Va controllato in special modo il retro delle ginocchia e delle cosce, la zona pubica, le ascelle, la pancia, il collo e le orecchie. Può essere fondamentale uno specchio ed una buona fonte luminosa. “La zecca va asportata con l’ausilio di una pinzetta e staccata con una leggera trazione/torsione evitando di strapparla, senza cospargerla con alcuna sostanza; dopo l’asportazione la zona del morso va disinfettata. Tale procedura è una manovra semplice, da effettuarsi tranquillamente a domicilio, senza ricorrere alla struttura sanitaria” (dal sito ULSS1 Belluno, 2016). Non usare mai creme o olio per estrarle ma solo la pinzetta.

Parrà banale ma ho verificato di persona che è molto efficace anche un semplice comportamento cui spesso non si pensa, cioè scuotere i pantaloni ad intervalli regolari durante la salita. Le zecche non hanno una presa granché salda mentre salgono. Passare le mani vigorosamente sui pantaloni come per spazzolarli, è utilissimo perché le fa cadere tutte. Banale ma efficace.
Tutte queste precauzioni dovranno essere rigorosamente adottate nei Monti del Sole-Feruch, vera patria delle zecche, e nella parte più selvaggia del gruppo della Schiara, mentre in altre zone a rischio si potrà adottare un comportamento via via meno rigoroso (solo pantaloni lunghi passati sotto i calzini e controllo dopo l’escursione). E’ importante non sottovalutare il pericolo perché può benissimo capitare, soprattutto in determinati periodi e in zone specifiche, di “raccogliere” anche trenta ospiti.

Nella grande parte dei monti trattati in questo sito non ho mai riscontrato la presenza di zecche. Nei gruppi dolomitici a nord del Parco Nazionale o lontani dalla zona del Piave è cosa relativamente eccezionale incontrare zecche ma inutile farsi illusioni. Meglio stare allerta e vaccinarsi contro la TBE.

In Rete è possibile informarsi sulla situazione zecche tramite uno specifico bollettino del rischio. A Trieste e Feltre ci sono specifici centri per la malattia di Lyme e tutti i medici di base del nord-est sono allertati a riconoscerne i sintomi.
Il problema delle zecche va conosciuto ma la loro presenza non ci deve dissuadere dall’andare in montagna con tranquillità e gioia. Applicando con perizia i consigli riportati in questa sede e limitando le visite alle zone più infestate, è possibile ridurre quasi a zero il rischio di contrarre malattie.

FOCUS sulle zecche

Le zecche sono parassiti ematofagi, cioè si nutrono di un “pasto di sangue”, e fanno parte di un sottordine degli acari. Le specie più note sono la zecca del bosco (Ixodes ricinus) e la zecca del cane (Rhipicephalus sanguineus).
Durante la primavera, l’estate e l’autunno sono molto attive: aspettano il passaggio di un ospite sui cespugli o i fili d’erba, vi si saldano con forza e lo abbandonano a pasto avvenuto. Quando sopraggiunge il freddo cadono in una specie di letargo e si rintanano sotto la vegetazione e le pietre o si interrano fino ad una profondità di 10 cm.
Nella ricerca dell’ospite sono attratte dall’anidride carbonica emessa, dal calore corporeo e dalle vibrazioni provocate dal movimento. La loro puntura è indolore in quanto nella loro saliva è presente una sostanza ad azione anestetica.

RISORSE ONLINE IMPORTANTI

Sito dell’ULSS di Feltre: http://www.ulssfeltre.veneto.it/Piani/Zecche/
Osservatorio per lo studio, la sorveglianza e la prevenzione delle infezioni trasmesse dalle zecche: http://www.osservatoriozecche.it/
Altre informazioni e foto: http://www.architradizionali.it/zecche.htm
Sito sulla TBE (inglese): http://www.tbe-info.com/tbe.aspx
Sito sulla Malattia di Lyme (inglese): http://www.oeghmp.at/eucalb/index.htm

Foto fonte internet:
http://entomoinfo.uniud.it/zecche/Come sono fatte.html
http://www.oneservice.biz/zecche.htm
http://www.ilperiodico.it/hitech/le-zecche-benefattrici-dellumanita/
http://www.adozionecani.com/informazioni-veterinarie/zecche
http://www.sconfini.eu/Medicina/allarme-zecche-e-possibile-difendersi.html

Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

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