Pupo di Lozzo (2371 m) – Via Ragni + Via Olivo

Via in alcuni punti assai esposta con 3 tiri su 10 davvero bellissimi; la roccia è in gran parte forgiata nel ferro per una linea avvolgente che porta da un versante a quello opposto di una struttura che non può non colpire la fantasia… L’itinerario proposto concatena la via dei Ragni nella parte basale e la via “Olivo” nella parte superiore. Mentre il primo itinerario permette, in 3 tiri, di districarsi tra grandi tetti sino alla cengia mediana, il secondo è assolutamente geniale e porta in vetta con altri 6 tiri di corda. E’ tutto un andare e venire, un traversare alti sopra gli strapiombi, un appoggiare mani su appigli solidi. La via ha le soste attrezzate e i chiodi in loco, ove indispensabili. Il resto si attrezza a nut e friend.

Zona: Dolomiti, Marmarole.
Difficoltà: dal III al IV, con un tiro di 15 metri di IV+ in traverso e fortemente esposto.
Sviluppo: 9 tiri + la cengia per 210 m di sviluppo.
Tempi: ore 1.00 per l’avvicinamento.
Cartina: Carta Topografica Tabacco 016 – DOLOMITI DEL CENTRO CADORE

Accesso
Dal Pian dei Buoi (parcheggio) si segue il sentiero per il Rifugio Baion. Dopo un po’ lo si abbandona seguendo una traccia (freccia su un masso con scritta “il Pupo”) che sale più ripidamente a destra e che porta sino alla Forcella San Pietro. Alcune decine di metri prima del valico ci si porta alla base della parete sud del Pupo di Lozzo, caratterizzata da alcuni tetti molto sporgenti (1 ora). L’attacco si trova sulla verticale di un diedro giallo, 20 m sopra le nostre teste.

// Relazione
1. Si sale, obliquando verso destra, per una paretina molto articolata (chiodo) aggirando un grande tetto. Rientrare poi verso sinistra sotto il diedro giallo. (30 m di III; sosta su due chiodi)
2. Salire direttamente il diedro (IV, chiodo) fino al grosso tetto che lo chiude. Traversare a sinistra (IV, chiodo) ed uscire verso l’alto per 6 m di III lungo una paretina fessurata ma facile, fino ad un terrazzino detritico. (20 m; IV,III; sosta su due chiodi)
3. Salire obliquamente a destra e poi traversare orizzontalmente e decisamente a destra sino ad una fessura che taglia la placca appoggiata soprastante. Seguirla sin sotto all’enorme tetto ove si trova una sosta a spit. (25 m di III; sosta su spit)
4. Traversare lungamente a sinistra lungo la facile cengia sino alla Forcella San Pietro. Continuare lungo la cengia sino in versante nord e portarsi circa a metà parete, in corrispondenza del secondo dei due ometti che si incontrano, e circa 5-6 m prima di un grosso masso adagiato in versante est. Non attaccare il tiro successivo all’inizio del versante est, ove parrebbe più agevole, ma farlo nel punto descritto anche se ciò implica una partenza più faticosa.
5. Ora inizia la via “Olivo”. Vincere il faticoso passaggio (IV) e continuare più facilmente in obliquo verso destra sino al terrazzone inclinato. (20 m di IV e III; sosta su due chiodi da roccia ravvicinati; 2 m più in là si trova la sosta per la calata in doppia)
6. Attraversare banalmente, in obliquo verso destra, tutto il terrazzone fino al bordo estremo. Scendere due metri fino alla sosta con 2 chiodi+spit. (20 m)
7. Tiro chiave: traversare, sostanzialmente in orizzontale, l’esposta parete (2 chiodi) per 12 m e poi su in verticale per 3 m (chiodo), guadagnando un aereo e stupendo terrazzino. (15 m di IV e IV+; sosta su due spit)
8. Ora ci attende il tiro più bello. Dalla sosta si traversa orizzontalmente verso sinistra fino ad uno strano chiodo (sembra un chiodo da legno ma è lungo 20 cm) vicino ad uno da roccia. Salire verticalmente e poi obliquamente a sinistra fino ad un secondo chiodo “strano” vicino al quale ve n’è uno da roccia. Traversare a sinistra per 6 m fino ad incontrare una marcata fessura che va seguita e porta ad un largo terrazzino. (40 m di IV, III, III+, III; sosta su spit – questa fungerà da ancoraggio al ritorno per la seconda calata)
9. Seguire la cengia verso destra fino allo spigolo sud. (20 m di I e II; sosta su spuntoni)
10. Su dritti per lo spigolo fino alla campana di vetta. (20 m di III e II)

Discesa
Dalla campana di vetta si scende verso ovest per una rampetta (spit) sino ad un ancoraggio di calata (3 chiodi e uno spit non visibili dalla vetta). Ci si cala per 15 m sino alla sottostante sosta, dalla quale si appronta una seconda discesa di 25 m (o, meglio, 35 m) sino al grande terrazzo ove, salendo, avevamo incontrato la sosta con i due chiodi ravvicinati, vicini ad un’altra sosta attrezzata per la doppia. Fare attenzione perché, per essere raggiunta, necessita di una breve camminata (con una corda da 70 m ciò non è necessario). Da qui, un’ultima doppia di 15 m deposita in forcella.


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Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

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