Cima del Bus del Diàol (2148 m) – Via comune Schuster

Se la Torre dei Feruch è elegante, la Cima del Bus del Diàol è imponente, severa ed ammantata di leggenda: domina il gruppo dei Monti del Sole come una regina. Il suo nome lugubre e l’enorme foro al centro dell’appuntita parete nord-ovest le conferiscono un aspetto per certi versi sinistro ma di grande fascino. L’asprezza della Val dei Forti e la quasi inaccessibilità della Val delle Coraie sono un dato di fatto che crea mistero, fa volare l’immaginazione e permette l’avventura. L’avventura qui la si può assaggiare, respirare, lontani da tutto e tutti, in un ambiente duro e straordinariamente integro.
Come nel caso della Torre dei Feruch, anche qui la larga vetta è caratterizzata solo da un grosso ometto: niente croci né Madonne nè libri in scatole di latta. Solo sassi e un po’ d’erbetta verde.
Fu conquistata per la prima volta più di 100 anni fa da Oscar Schuster, grazie all’ardimento e alla tecnica di Eugenio Conedera e al supporto della guida G. Zecchini. I tre riuscirono a superare un breve tratto di IV+ in diedro-camino e arrivarono sulla vetta con lunghi andirivieni, per cenge e creste di mughi.
Questa via è stata nel tempo riportata erroneamente sulle guide e solo di recente Pietro Sommavilla, nel suo bellissimo libro “Sentieri e Viàz dei Monti del Sole”, ha svelato l’errore e invitato tutti a ripercorrere il tracciato originario, definendolo giustamente “un omaggio doveroso”. Scrive Sommavilla nella sua guida: “i primi salitori, accompagnati dal cacciatore Antonio Antriolo (o Andriolo) da La Muda, traversato il Cordévole a La Stanga (il difficile guado richiese un’ora di tempo), risalirono il basso corso della Val Coraie in sinistra idrografica e raggiunsero il Col dei Porz da Ovest; si internarono poi nella parte superiore del vallone fino alle grandi cenge ascendenti del versante destro idrografico. Di qui per salti di rocce e mughi raggiunsero un’ampia conca (…). Proseguirono senza ulteriori difficoltà per il canalone soprastante, sul quale ingaggiarono una specie di gara d’arrampicata, fino alla sommità dello sperone, ove si trovava una larga banca di ghiaie e mughi, ai piedi di un salto di roccia liscia” che invano tentarono di salire. Questo salto ora viene riportato come tratto chiave della via normale ed erroneamente attribuito ai nostri pionieri (fu salito per primo da Tamba, che lo valutò IV+). Schuster & compagni, invece, proseguirono lungo un cengione oltre due enormi caverne e giunsero così sotto un camino-diedro che Conedera risolse da campione, assicurando la riuscita dell’impresa. Leggiamo, sempre dall’opera di Sommavilla e Franco Miotto, le parole di Schuster che descrivono come questa grande guida superò quelle difficoltà: “qui parve aprirsi un passaggio. Tuttavia per la brevità del tempo a disposizione e per la difficoltà della roccia Conedera preferì andare da solo in ricognizione. Egli salì un camino molto difficile che si apriva ampiamente all’esterno e scomparve poi dietro una testa di roccia agli occhi miei e di Zecchini. (…) Dopo circa mezz’ora di assenza – ma il tempo mi sembrò molto più lungo – si udirono cadere pietre e l’allegro grido di gioia di Conedera, il quale poi presto apparve sopra le nostre teste e spiegò che la vittoria era sicura”.

Zona: Dolomiti, Monti del Sole – Feruch.
Difficoltà: I, II, III, 1 tratto di IV+.
Dislivello: 1450m + 200 m per la via.
Tempi: ore 4.30-5.00 per raggiungere l’attacco.
Cartina: Carta Topografica Tabacco 024 – PREALPI E DOLOMITI BELLUNESI

Accesso
Da Belluno si guida verso Agordo ma già presso Ponte Mas si svolta a sinistra verso Sospirolo. Si seguono le indicazioni per il Lago del Mis, si entra nella valle e si prosegue sul lato sinistro del lago, fino al suo termine, e dopo un ponte si svolta a destra parcheggiando presso il locale Bar “la Soffia” (440 m). Qualora si disponga di idoneo permesso, è possibile proseguire in auto lungo la ripidissima stradina che da qui parte e arriva a Gena Alta (quota 800 m circa). Da Gena si imbocca la traccia, sufficientemente evidente ma complessa e in ambiente selvaggio e dirupato, che in circa 4.00 ore porta alla Forcella della Caccia Grande (EE, passi di I e II). Dalla forcella si segue verso nord il sentiero dell’Alta Via dei Monti del Sole che conduce verso la Forcella dei Pom. Lo si abbandona in prossimità del largo canale che discende subito a sud della Cima del Bus del Diàol (la cui parete meridionale è chiaramente contraddistinta da un largo cengione con due enormi grotte e da una cengetta più in alto – che chiameremo “cengia superiore”- appena accennata e macchiata di mughi). Si risale il canale abbastanza agevolmente (I) fino al limite occidentale della parete sud della nostra cima, ove si attacca (30 minuti).

// Relazione
Salire verticalmente per una trentina di metri la facile ed articolata paretina soprastante, fino circa all’altezza del cengione con le due grotte, e subito sotto un evidente camino-diedro (35 m; II; questa è la variante “scorciatoia”; Schuster e compagni arrivarono qui dal cengione). Salire ancora verticalmente per il camino-diedro di 15 m, superato il quale bisogna obliquare a sinistra su facili rocce per altri 10 m puntando ad un bel mugo ove si sosta (30 m; IV+, II). Raggiungere una macchia di mughi più in alto a sinistra arrampicando facilmente (10 m di I+, una clessidra a metà). Salire obliquamente a sinistra portandosi in parete ovest e poi riportarsi diagonalmente verso destra fino ad una evidente macchia di mughi proprio sulla verticale della sosta e all’inizio di una cengetta (30 m; II+). Dalla sosta si va verso destra lungo l’aerea cengia, inizialmente discendendo per 1-2 metri e poi proseguendo orizzontalmente con forte esposizione, doppiando l’arrotondato spigolo sud-est, e procedendo sempre verso destra sotto un difficile diedro e una successiva, poco invitante, parete rocciosa, fino ad una macchia di fitti mughi (60 m; II+,I). Proseguire ancora in orizzontale verso destra per una cengia intasatissima di mughi e leggermente ascendente, finché non pare liberarsi un facile passaggio per salire al soprastante pendio mugoso (50 m; II). Salire verticalmente raggiungendo il pendio soprastante e poi la cresta sud del monte (II+, I). Percorrerla in direzione nord (un non facile ed esposto passo di II+ in versante est per evitare un primo salto). Giunti sotto un salto roccioso, aggirarlo a sinistra per un esposto canale con macigni incastrati (II+). Portarsi in versante ovest per brevissima cengetta aggirando un risalto e giungendo sotto una friabilissima ed esposta fessura, che va risalita direttamente (ottimo chiodo di calata all’uscita, pochi metri di III). Continuare banalmente fino in cima.

Discesa
Percorrere il pendio fin sopra la fessura friabile. Calarsi per 15 m da un chiodo. Percorrere l’itinerario d’andata fino alla sosta su mugo utilizzata 10 m dopo avere doppiato, durante la salita, l’arrotondato spigolo sud-est. Scendere verso est fino sopra un salto roccioso (il diedro chiave della cd “via normale”) e calarsi con una doppia di 30 m. Proseguire sul cengione delle due caverne verso destra e proseguire come sopra.

Materiale consigliato: due mezze corde da 50 m; cordini, nut, friend e chiodi.

Per bivaccare: nei pressi della Forcella della Caccia Grande c’è, in versante Val Coraie, un’ottima grotta attrezzata per il bivacco.


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Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

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