Campanile di Val Montanaia (2173 m) – Via comune Von Glanvell-Von Saar

Stiamo parlando di una guglia alta più di 300 metri di una bellezza stravagante, bizzarra, quasi diabolica, certamente unica. Spesso si rischia di esagerare, parlando dell’oggetto delle proprie passioni: nel caso del nostro campanile, questo rischio non esiste. Usiamo pure tutti i superlativi, diamoci di aggettivazioni iperboliche: nulla sarà stato detto invano!
Il Campanile di Val Montanaia si innalza al centro della valle, nettamente separato dalle guglie che formano l’anfiteatro circostante, ed è incredibile da ogni lato.
Mentre risali per vederlo, ad un tratto esso ti si para innanzi, e sembra piombarti addosso.
Da nord strapiomba, e quelle pareti aggettanti hanno regalato al mondo dell’alpinismo una delle vicende più note e dibattute di sempre.
Il campanile, per la sua bellezza, per la sua verticalità, per le modalità con cui fu raggiunta la vetta, per le vivacissime polemiche che si accesero dopo la solitaria di Severino Casara, è (in piccolo) un po’ come un Cerro Torre delle Dolomiti.

Zona: Dolomiti, Monfalconi Spalti di Toro.
Difficoltà: III, IV, 1 passo di V-.
Sviluppo: 9 tiri per 290 m.
Tempi: ore 2.30 per l’avvicinamento.
Cartina: Carta Topografica Tabacco 021 – DOLOMITI DI SINISTRA PIAVE

Accesso
Dalla pianura pordenonese si guida verso la Val Cellina e per essa fino a Cimolais, ove si può arrivare anche dal Bellunese passando per Longarone e Erto. Da qui si prende la strada che si inoltra lungamente nella Val Cimoliana e si presenta prima asfaltata e infine sterrata e non sempre perfetta. Giunti al parcheggio sotto il Rifugio Pordenone (1249 m) si prende il sentiero CAI 353 che in circa due ore conduce alla base del Campanile. Per i facili gradoni della parete est ci si porta al centro della parete sud, alla base di una evidente fessura-camino (chiodo).

// Relazione
– Salire per le rocce a destra della fessura camino uscendone a sinistra per sostare su comodo terrazzino (anello cementato). (25 m; III+, 1 passo IV-)
– Traversare per pochi metri a sinistra per attaccare un breve strapiombetto (IV, chiodo) e proseguire per parete articolata (1 chiodo) fino alla base di un camino aperto (sosta su anello cementato). (35 m; III, 1 passo di IV)
– Salire lungo il camino per 10 metri (1 chiodo, ma si incontra anche una sosta a spit) uscendone a destra lungo una cornice che va percorsa in traversata fin quasi allo spigolo est (sosta su anello cementato, poco più in alto). (45 m; IV, III, II)
– Seguire ora, verso sinistra, la facile quinta a gradoni che porta al pulpito Cozzi, sotto l’evidente “fessura Cozzi” (sosta su anello cementato). (30 m; I, II)
– Salire la breve fessura con movimento in Dulfer (V-; 6-7 metri; nessun chiodo ma proteggibile con un friend medio-grande e con uno spuntone in uscita), arrivando subito alla sosta con due chiodi da roccia, leggermente sulla sinistra. (10 m; V-, IV)
– Traversare orizzontalmente a sinistra (ignorare il chiodo 3 m sopra la sosta) per stretta cornice doppiando lo spigolo e proseguendo fin sotto ad un evidente camino (2 chiodi; sosta su anello cementato). (25 m; II)
– Questo è il famoso “camino Glanvell”, salito per la prima volta, pare, dal compagno Von Saar. L’esposizione è veramente notevole. La parete, sotto di noi, precipita a picco. Il camino è inizialmente strapiombante (IV, 1 chiodo) ma diviene ben presto più semplice (friend incastrato), finché non si arriva al largo ballatoio detritico. Proseguire verso la parete della cuspide terminale, obliquando verso sinistra, fino ad un anello cementato. (40 m; IV, III)
– Proseguire per la parete soprastante, articolata ma non difficile, fino ad un anello cementato. (40 m; III)
– Continuare ancora per parete articolata fino alla vetta (anello cementato). (25 m; III)

Discesa
Dalla cima si scende seguendo la direttrice della via di salita con due calate (25 m e 40 m) fino al ballatoio. Da questo, traversando per sentiero verso nord, si arriva presto agli ancoraggi della terza doppia, la più emozionante. Si tratta della celebre “calata Piaz”, di 37 m, in parte nel vuoto, che porta ad una lista di rocce gradinate. La si segue verso nord in leggera discesa, fino ad una evidente spaccatura, presso cui si scorge l’ultimo ancoraggio, per la calata finale, di 20 m. Con essa si raggiunge un intaglio. Scendere verso est per canalino detritico e raggiungere il sentiero 353.


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Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

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