Torre dei Ferùch (2119 m) - Monti del Sole
Via G. De Bortoli - E. Conz – C. Levis, 1970
Dislivello 90 m; difficoltà I, II, III, IV

Leggi il mio articolo apparso su La Rivista del CAI autunno 2007 con tutte le info (leggi)

Attacco: dal placido Van Grant, vasto circo glaciale raggiungibile per sentiero CAI in 4-5 ore di cammino (alcuni passi esposti di cui uno su cengia rocciosa facilitato da un cavo metallico), ci si approssima all’imbocco dell’evidente canalone che scende immediatamente a destra del massiccio avancorpo della Cima della Borala. Il primo tratto del canale tra Cima della Borala e Torre è molto difficile e va perciò affrontato sulla destra per una placca inclinata di II e III (30 m; all’uscita, 3 m a sinistra, vi sono 2 chiodi per la calata in doppia). Si prosegue ora nel fondo del canale e lo si segue per breve tratto in quanto, ben presto, proseguire appare difficoltoso. Ci si sposta allora sulla destra del canale stesso, procedendo lungamente a mezza costa tra erba, mughi e roccette. Ad un certo punto il canale si biforca: seguire sempre il ramo principale (quello di sinistra), rientrando poco dopo sul fondo e seguendolo fino al suo termine, cioè sino alla Forcella della Torre (passaggi di I e II). Questa stretta ed incisa fenditura è posta tra la Cima della Borala e la nostra meta, e si affaccia su di un vertiginoso e tetro imbuto che precipita sul Circo della Borala.

Relazione
1. Dalla Forcella ci si inerpica a destra per rocce, erba e mughi (II) fino ad una selletta, ove un grosso pino mugo può fungere da solida sosta (30 m; I+, esposto)
2. Traversare per una quindicina di metri verso sinistra (scendendo inizialmente per un metro e mezzo), su cengetta eccezionalmente esposta (II), e proseguire poi su dritti a destra per altri 20 m (III+, IV; alcuni blocchi instabili), sino ad una piccola macchia di mughi poco sotto la cresta. (35 m; II, III, IV)
3. Si supera un brevissimo saltino, 2 metri a destra del mugo (IV), portandosi in cresta e si procede facilmente per essa fino ad una fitta macchia di pini (20 m; 1 p. di IV)
4. Si prosegue superando un non facile salto di roccia marcia (III+/IV, attenzione) rimanendo a sinistra del filo della cresta e si arrampica poi più facilmente per mughi ed erba (50 m; III+/IV, I). Da qui ci si slega e si percorre brevemente il pendio finale sino in vetta. Sulla cima, ampia e panoramica, solo un ometto di pietre. La Cima Larga, a destra, appare bassa e dimessa mentre a sinistra lo sguardo spazia verso l’estrema complessità della Borala.

Discesa: occorre ritornare sui propri passi per lo più in arrampicata, approntando due o tre doppie. La prima calata va necessariamente predisposta su mugo, per superare il marcio salto incontrato sul finire della salita (cordino e moschettone in loco, un po’ da cercare tra i rami). Il tratto di IV ed il traverso vanno affrontati in arrampicata mentre dal solido mugo ove si è attrezzata la prima sosta, consiglio di fare una lunga doppia di 40 sino alla forcella. L’ultima calata di 25 m, invece, deposita sul Van Grant giusto all’imbocco del canale di salita ed è agevolata da 2 chiodi piantati all’uscita dell’iniziale paretina di III.

Materiale consigliato: due mezze corde da 50 m; cordini, nut e friends

Per bivaccare: è possibile dormire abbastanza comodamente in una grotta che si trova nei pressi dell’attacco del canalone. Da questo si scende per prato e ghiaie per poco meno di un centinaio di metri, rasentando la parete rocciosa. Quando essa volge a sinistra, si traversa ed in breve si è all’evidente imboccatura dell’anfratto. La zona di sinistra è inospitale per via di un fastidioso stillicidio ma, al centro e a destra, una certa spartana comodità è assicurata. Vi è un focolare e del prato verde sufficientemente morbido.

(foto P. Colombera 2006)

 

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