Spigolo del Velo - Cima della Madonna (2735m)

Accesso: partendo Dalla Malga Zivertaghe (1375m; raggiungibile per strada in parte sterrata e piuttosto ripida che si stacca nei pressi di un marcato tornante a quota 1196 m circa, due chilometri a sud di San Martino di Castrozza), si prende il sentiero CAI 713 che in circa due ore porta al Rif. Del Velo (2358m). Da qui si imbocca il sentiero che verso nord est, in leggera discesa, porta alla ferrata del velo, di cui si percorre un breve tratto di 120m, fino a che non si incontrano delle profonde fenditure (20 minuti dal rifugio).

Spigolo del Velo - Cima della Madonna
Immagine rielaborata da abcdolomiti su foto tratta da " Il grande libro delle ferrate", Bonetti-Lazzarin. Zanichelli

Via dello Spigolo del Velo (con variante Zagonel)
400m+100m di zoccolo iniziale di II
IV,V,1 tratto di V+/A0; 5 ore
G.Langes-E.Merlet 1920 (+ variante iniziale "Zagonel")

Dalla ferrata del velo ci si innalza sulla destra, di solito slegati (II), in direzione dello spigolo, lasciando sulla destra uno speroncino. Dopo circa 100-150m, Quando la pendenza aumenta, in corrispondenza di uno stretto ripiano, conviene legarsi facendo sosta su di una grossa clessidra.

- Su dritti per una quarantina di metri fino ad una grossa clessidra (molte clessidre per proteggersi). 40m; III+
- Ancora su tendendo leggermente a destra per altri 40 metri circa, incontrando subito sopra la sosta un chiodo, fino ad un comodo punto di sosta, alla base del primo dei tre speroncini di cui è formato (grosso modo) lo spigolo. Sosta su grossa clessidra. 40m; III (molte clessidre)
- Su dritti fino alla base di un diedrino assai poco marcato e molto chiodato. Sosta su clessidra o su due chiodi in loco. 35m; III
- Su per esso (tratto chiave, V+/A0) incontrando vari chiodi e alla sua uscita due chiodi appaiati e ravvicinati. Proseguire oltre su difficoltà di IV+/V (altri chiodi) fin quasi sotto la cuspide del primo pilastrino facendo sosta su due chiodi. 50m; V+/A0,V,IV+
- Aggirare a sinistra la cuspide del pilastrino e scendere obliquando a destra (faccia a valle) con delicata manovra fino alla successiva marcata forcelletta (volendo si può salire in vetta al pilastrino e fare una calata di 10m). 15m; II
- Ora, su dritti per il secondo pilastrino sfruttando le numerose clessidre e la roccia esaltante, fino a 4 vecchi chiodi più clessidra da usare come sosta. 40m; IV (chiodi)
- Ancora su dritti fino ad un evidente strapiombo giallo che si aggira sulla sinistra (non fermarsi alla sua base sui due chiodi che immediatamente si vedono...la sosta risulterebbe assai scomoda), arrivando ad un comodo ripiano con sosta su due chiodi. 40m; IV. Vari chiodi
- Rimontare l'ultimo tratto dello speroncino su difficoltà ora più contenute fino alla sua sommità. Con bella spaccata discendere nell'intaglio che lo speroncino determina col resto dello spigolo. Sosta molto comoda su un chiodo con anello integrabile con un chiodo a lama da piantare in un buchetto poco sotto. 40m; III,II. molte clessidre
- Sopra di noi si innalza una verticale parete di V che si supera con movimenti atletici. I chiodi anche qui non mancano e tanto meno le clessidre. Cercare di proseguire per 35-40 m, invece di fare due lunghezze di 20m ciascuna, e fare sosta su due chiodi. 40m; V/A1, poi IV+
- Risalire con eleganti movimenti un canale (chiodo) che presto si trasforma in camino da sinistra verso destra per una quarantina di metri, fino ad un comodo punto di sosta su masso incastrato (attenzione ai sassi). Tre metri più oltre c'è anche un chiodo. 40m; IV (molte possibilità per proteggersi su clessidre e con friends)
- Non resta che risalire le facili rocce guadagnando la cresta che porta alla cima (sosta su spuntone). 20m; II,I
- Di solito slegati, si percorre la cresta (attenzione) prima tenendosi sulla sinistra del filo poi rimontandoci sopra (60m; I+)

Discesa: piuttosto delicata per via dell'esposizione (in alcuni tratti davvero notevole) e a causa della roccia non sempre solidissima.
Dalla cima scendere verso il Sass Maor, seguendo le tracce di passaggio fino sopra una profonda e spaventevole spaccatura. Oltre la spaccatura, di fronte a noi, si notano due frecce rosse che indicano verso Nord la stada da seguire. Si attraversa la fenditura in spaccata e la si percorre per cira una decina di metri (II+; tratto molto duro da fare slegati...meglio legarsi in cordata!). Si arriva così ad un terrazzino con, un metro e mezzo più in basso, un enorme anello di calata. Calarsi per 20m ad un secondo enorme anello. Altra calata di 20m e poi giù, in forte esposizione, per ghiaie e rocce malsicure per una ventina di metri fino ad un terzo anellone. Calarsi per 40 m fino alle ghiaie della forcella tra Sass Maor e Cima della Madonna, sfruttando un caminetto sulla destra (faccia a valle). NB: Con una calata da 25 m, invece, si raggiungerebbe un terrazzino dal quale, seguendo le frecce, si può scendere alla forcella con un movimento di III- (sconsigliabile). Dalla forcella si imbocca l'enorme canale che scende verso est, ghiaioso e con vari salti rocciosi. Ad una prima biforcazione prendere il ramo di destra mentre ad una seconda biforcazione prendere il ramo di sinistra (passaggi di I e II; varie brevi calate di non più di 15 metri e 2 chiodi per scendere in moulinette). Da notare che tutte le frecce che si incontrano lungo la via di discesa indicano, appunto, la discesa medesima. Questo per evitare dubbi e fraintendimenti. Raggiunto il sentiero, si torna al rifugio verso destra in pochi minuti. Ore 3.00-3.30 complessivamente.

 

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