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Il Pupo delle Marmarole – “concatenamento via dei Ragni + via Olivo”

Via in alcuni punti assai esposta con 3 tiri su 10 davvero bellissimi; roccia in gran parte forgiata nel ferro per una linea avvolgente che porta da un versante a quello opposto di una struttura, il Pupo delle Marmarole (un torrione alto 150m dalla base alla vetta), che non può non colpire la fantasia...
L’itinerario proposto concatena la via dei Ragni nella parte basale e la via “Olivo” nella parte superiore. Mentre il primo itinerario permette, in 3 tiri, di districarsi tra grandi tetti sino alla cengia mediana, il secondo è assolutamente geniale e porta in vetta con 6 tiri di corda. E' tutto un andare e venire, un traversare alti sopra gli strapiombi, un appoggiare mani su appigli solidi. La via ha le soste attrezzate e i chiodi, dove sono indispensabili, si trovano in loco. Il resto si attrezza a nut e friend.

l'aerea settima sosta

Caratteristiche
Via dei Ragni (parte basale) + Via comune "Olivo" (parte superiore)
9 tiri + la cengia, 210m di sviluppo; difficoltà dal III al IV, con un tiro di 15 metri di IV+ in traverso e fortemente esposto.
Avvicinamento
Dal Pian dei Buoi (parcheggio) si segue il sentiero per il rif. Baion. Dopo un po’ lo si abbandona seguendo una traccia (freccia su un masso con scritta “il Pupo”) che sale più ripidamente a destra e che porta sino alla forc. San Pietro. Alcune decine di metri prima del valico ci si porta alla base della parete sud del Pupo, caratterizzata da alcuni tetti molto sporgenti (1 ora). L’attacco si trova sulla verticale di un diedro giallo, 20m sopra le nostre teste.
Relazione
1. si sale, obliquando vs destra, per una paretina molto articolata (chiodo) aggirando un grande tetto. Rientrare poi verso sinistra sotto il diedro giallo. (30m di III; sosta su due chiodi)
2. salire direttamente il diedro (IV, chiodo) fino al grosso tetto che lo chiude. Traversare a sinistra (IV, chiodo) ed uscire verso l’alto per 6m di III lungo una paretina fessurata ma facile, fino ad un terrazzino detritico. (20m; IV,III; sosta su due chiodi)
3. salire obliquamente a destra e poi traversare orizzontalmente e decisamente a destra sino ad una fessura che taglia la placca appoggiata soprastante. Seguirla sin sotto all’enorme tetto ove si trova una sosta a spit. (25m di III; sosta su spit)
4. Traversare lungamente a sinistra lungo la facile cengia sino alla forc. San Pietro. Continuare lungo la cengia sino in versante nord e portarsi circa a metà parete, in corrispondenza del secondo dei due ometti che si incontrano, e circa 5-6m prima di un grosso masso adagiato in versante Est. Non attaccare il tiro successivo all’inizio del versante est, ove parrebbe più agevole, ma farlo nel punto descritto anche se ciò implica una partenza più faticosa.
5. Ora inizia la via “Olivo”. Vincere il faticoso passaggio (IV) e continuare più facilmente in obliquo verso destra sino al terrazzane inclinato. (20m di IV e III; sosta su due chiodi da roccia ravvicinati; 2m più in là si trova la sosta per la calata in doppia)
6. Attraversare banalmente, in obliquo verso destra, tutto il terrazzone fino al bordo estremo. Scendere due metri fino alla sosta con 2 chiodi+spit. (20m)
7. Tiro chiave: traversare, sostanzialmente in orizzontale, l’esposta parete (2 chiodi) per 12m e poi su in verticale per 3m (chiodo) guadagnando un aereo e stupendo terrazzino. (15m di IV e IV+; sosta su due spit)
8. Ora ci attende il tiro più bello. Dalla sosta si traversa orizzontalmente vs sinistra fino ad uno strano chiodo (sembra un chiodo da legno ma è lungo 20cm!) vicino ad uno da roccia. Salire verticalmente e poi obliquamente a sinistra fino ad un secondo chiodo “strano” vicino al quale ve n’è uno da roccia. Traversare a sinistra per 6m fino ad incontrare una marcata fessura che va seguita e porta ad un largo terrazzino. (40m di IV, III, III+, III; sosta su spit – questa fungerà da ancoraggio al ritorno per la seconda calata)
9. Seguire la cengia verso destra fino allo spigolo S. (20m di I e II; sosta su spuntoni)
10. Su dritti per lo spigolo fino alla campana di vetta. (20m di III e II)
Discesa dalla campana di vetta si scende verso ovest per una rampetta (spit) sino ad un ancoraggio di calata (3 chiodi ed uno spit non visibili dalla vetta). Ci si cala per 15m sino alla sottostante sosta, dalla quale si appronta una seconda discesa di 25m (o, meglio, 35m) sino al grande terrazzo ove, salendo, avevamo incontrato la sosta con i due chiodi ravvicinati, vicini ad un’altra sosta attrezzata per la doppia. Fare attenzione perché, per essere raggiunta, necessita di una breve camminata (con una corda da 70m ciò non è necessario). Da qui, un’ultima doppia di 15m porta in forcella.

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