Sass de Mura (2547 m) – Via della Croce

Questa cima è sicuramente la più bella delle Dolomiti Feltrine: sembra una fortezza con due torrette, è compatta, ha le spalle larghe e s’erge da un basamento di rocce e ghiaie che pare il deserto della Giordania. Il Sass de Mura è montagna assai amata dagli alpinisti, non solo dal sottoscritto. Purtroppo (o per fortuna) la sua cima non è cosa da escursionisti e quindi la solitudine lassù è quasi assicurata.
Fu conquistata nel 1881 da uno dei grandi nomi della storia dell’alpinismo, quel Luigi Cesaletti che quattro anni prima aveva messo il suo sigillo sulla Torre dei Sabbioni in solitaria, facendo fare un salto di mentalità e di tecnica all’alpinismo dolomitico.
La scalata avvenne per la via che oggi viene chiamata “della Croce” e la sua ripetizione è interessante soprattutto per l’ambiente, severo e appartato. Le difficoltà tecniche non superano mai il III+ lungo il famoso “Camino Cesaletti”, ma la presenza di ghiaie mobili in più punti impongono prudenza e attenzione. Lungo tutta la via si incontra una sola sosta già attrezzata, un chiodo e un vecchio cuneo di dubbia tenuta. Molte, però, sono le possibilità di proteggersi con nut e friend, oltre che utilizzando massi incastrati e spuntoni. L’accesso è lungo, faticoso e tutt’altro che privo di difficoltà poiché, dopo il Bivacco Feltre-Bodo (dove si consiglia il pernottamento), si presentano vari tratti di I grado. Via da non sottovalutare, quindi, su una delle montagne più estetiche del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Zona: Dolomiti Feltrine.
Difficoltà: II e III con un tratto di III+.
Sviluppo: 300 m
Tempi: ore 5.00 circa per raggiungere l’attacco.
Cartina: Carta Topografica Tabacco 023 – ALPI FELTRINE, LE VETTE-CIMONEGA

Accesso
Da Belluno o Feltre si guida fino a Cesiomaggiore o Soranzen, e di qui si seguono le indicazioni per il Lago della Stua e la Val Canzoi. Poco prima dell’Albergo Alpino Boz (660 m) si parcheggia l’auto e si risale la ripida strada asfaltata che porta rapidamente al Lago della Stua. Per strada ora sterrata si costeggia il lago sulla sinistra (segnavia CAI numero 806), si traversa il torrente Caorame due volte e si prende un sentiero molto ben marcato (sempre 806) che, ora sulla destra ora sulla sinistra idrografica, risale verso il Bivacco Feltre-Bodo (1930 m; ore 3:30). Sin qui nessuna difficoltà (il tratto attrezzato è stato smantellato e ora il sentiero passa più a destra su terreno banale; un breve cavo metallico si trova poco sotto il bivacco). Qui si consiglia il pernottamento.
Dal bivacco un sentiero ben marcato si dirige verso ovest e porta a valicare la Forcelletta del Leone (attenzione a non dirigersi, invece, all’intaglio più a sinistra, invitante perché più basso ma non valicabile se non con costanti movimenti esposti di I e II). Traversando per ghiaione ci si dirige poi alla Forcella Cimonega (2156 m), tra il Piz de Mez e la nostra montagna. Bisogna ora risalire per una cinquantina di metri lo zoccolo del Sass de Mura (I grado) al fine di raggiungere la cengia che taglia a mezz’altezza tutto il castello sommitale. La si percorre verso sinistra in direzione del caratteristico Passo Finestra (un valico sul quale si innalza un evidentissimo ponte roccioso che forma una larga finestra alta una decina di metri), punto di attacco della via. Ore 1.30 dal bivacco, ore 5.00 complessivamente.

// Relazione
Si sale sul ponte naturale della finestra e lo si percorre interamente. Si traversa 20 metri a destra su stretta cornice fino sotto il “camino Cesaletti”. Lo si risale (III+) incontrando all’uscita un chiodo e, poco oltre, una sosta con tre chiodi, utilizzata per la prima delle due calate da farsi in discesa. Si sale ancora per facili rocce di II fino alla cresta, in prossimità del Birillo, un caratteristico monolite di roccia. Si continua ancora obliquamente verso destra per 50 m, tenendosi poco sotto la cresta, sino ad una fessura con un cuneo di legno. La si risale (II) e si continua sempre poco sotto la cresta facendosi aiutare da alcuni ometti (due tratti di III, il resto è solo II grado). Il terreno diventa via via più ghiaioso e meno ripido finché si esce a sinistra in cresta. Da qui, passando per l’anticima e lungo una cresta esposta, si giunge in vetta.

Discesa
Per la medesima via di salita in arrampicata fino alla sosta con tre chiodi incontrata alla fine del “camino Cesaletti”. Da qui ci si cala per 10 m nel canale che scende parallelamente al Camino stesso e a sinistra di questo (faccia a valle), incontrando la sosta per la successiva doppia di 50 m, la quale deposita direttamente sulla cengia anulare.


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Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

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