Alpi Dinariche, Carso, catena del Velebit e isole croate: panoramica

La sella di Godovici, in Slovenia, separa le Giulie dalle Alpi Dinariche, una catena montuosa che nulla centra con le nostre Alpi e che si estende per oltre seicento chilometri fino alla lontana Albania, passando per Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Kosovo e Montenegro, più o meno con andamento nord-ovest sud-est. Delle Alpi Dinariche qui trattate o di prossima pubblicazione, ricordiamo le montagne dell’Istria e del Carso, gli Altopiani carsici di Slovenia e di Croazia (che includono tra gli altri il Monte Nevoso/Sneznik), le alture delle Isole dell’Adriatico nord e soprattutto i Velebit, che per me hanno un fascino esotico tremendo.

Vicino alla città di Trieste c’è il Carso.
Luogo strano, il Carso.
E’ più una sequenza di dolci alture e di rocce affioranti ovunque, che di montagne vere. Eppure anche il Carso sa appagare l’appassionato, se non con la semplice soddisfazione alpinistica della vetta, magari in abbinamento ad una mangiata di carne in gostilna o ad uno spuntino in osmiza. Oltre al Nanos, che svetta nel panorama, ho frequentato la Val Rosandra e i suoi dintorni. La “Valle”, come semplicemente i triestini chiamano questo luogo, è una enorme palestra di roccia, una preziosa area protetta, contiene il Monte Carso, il cippo dedicato al grande alpinista Emilio Comici e una breve forra interrotta a metà da una cascata dove in estate è gran cosa fare il bagno.
L’Istria è per metà corrugata ma di cime un po’ anonime, tutte uguali. Vi s’innalza però il Monte Maggiore, che in croato si chiama Ucka, sotto il quale si è creata una meraviglia della natura: Vela Draga, una valle chiusa da pareti calcaree e punteggiata di guglie e torri sensazionali. La più snella è la Svjeka ma oggi non si può più salire. Ne restano altre, tra cui la più alta e imponente: la Torre Comici. Solo due tiri di corda che regalano vertigine.

I Velebit sono protetti da due parchi nazionali: a sud il Parco Nazionale di Paklenica, istituito nel 1949, e nella zona settentrionale il Parco Nazionale Velebit Settentrionale, istituito mezzo secolo dopo. Quello di Paklenica lo frequento dal 2001 e ci sono tornato oramai una decina di volte. Lo conosco bene, ci ho camminato molto e arrampicato ancora di più. Ho descritto diverse salite e alcune bellissime scalate sulla sua cima simbolo, l’Anica Kuk, che presenta una roccia lavorata come poche altre.

Non resta che parlare brevemente delle isole.
Già, le isole.
Cosa ci faranno mai le isole croate in un sito come questo? Eppure centrano eccome, anzi, secondo me sono in grado di sorprendere anche l’escursionista più scafato. Ogni isola ha infatti una o più elevazioni tra i 150 e i 600 metri che al tramonto, tutto sommato con poca fatica, sanno regalare magia vera.
Il Golfo del Quarnero è un’ampia insenatura del mare Adriatico che si apre nella sezione nord-ovest della Croazia. E’ occupato da molte isole, le maggiori delle quali sono Cherso/Cres, Lussino/Losinj, Veglia/Krk e Arbe/Rab (Encarta 2009). Su Wikipedia si legge che, “per convenzione, non rientrano tra le quarnerine Pago con le isole minori di Scherda, Maon e Puntadura, e le cosiddette isole liburniche occidentali (Ulbo, Selve, Premuda, Scarda, Isto e Melada)”.
Subito sotto Fiume troviamo l’imponente sagoma di Veglia, la più grande isola del Mar Adriatico. A sinistra ecco che per quasi 80 km si allunga nel mare la selvaggia Cherso con, al centro, il grande occhio blu del lago Vrana. Lussino è separata da Cherso solo grazie ad uno stretto canale artificiale, la Cavanella d’Ossero, la cui costruzione risale all’epoca romana. Subito a sud di Veglia troviamo infine Arbe, la cui forma ricorda vagamente un pesce. Tutto attorno ci sono i vari isolotti, tra i quali spicca l’Isola Calva, così chiamata perché quasi totalmente priva di vegetazione. Essa è famosa e visitata per i resti di un terribile campo di prigionia jugoslavo.
Ogni isola presenta una o più elevazioni tondeggianti di massimo 5-600 metri coperte di bassa vegetazione e pietraie, che regalano panorami davvero straordinari sulle varie isole intorno e sui bracci di mare che le separano.
Dopo quattro viaggi laggiù, decisi scrivere un articolo per la Rivista del CAI immaginando un ampio road trip di quasi 600 chilometri, che collegasse cinque isole e altrettante ascensioni, un percorso fatto di strade tutte curve, di brevi traversate in traghetto, di villaggi talvolta di una bellezza struggente e di sentieri sassosi tra prati di salvia.
Quelle salite che io avevo fatto per distrarmi dall’ozio della vita di spiaggia, alla fine – pensai – per qualcuno sarebbero potute diventare il pretesto per recarsi laggiù a scoprire quei luoghi, spiagge e mare compresi.
Pubblicai quindi l’articolo nel 2010 ma non mi fermai. Negli anni successivi, sempre nel mese di agosto, insieme a mia moglie proseguii l’”esplorazione” delle altre isole, scendendo ben più a sud e visitando Pago (Pag), Isola Lunga (Dugi Otok), Pasman, Ugliano (Ugljan) e Làgosta (Lastovo). Avevo quindi un altro po’ di salite di cui raccontare, altre immagini, altri ricordi da condividere, che forse metterò per iscritto su queste pagine.

Al mattino e nel primo pomeriggio il turista balneare può restarsene in spiaggia. Ma verso le 16-16.30 calzerà gli scarponi, imbraccerà i bastoncini e via, a fare trekking, arrivando in vetta quando la luce si colora di giallo e le ombre s’allungano, potendo ammirare quelle stesse spiagge, quel mare, quelle medesime isole dove è rimasto a pancia al sole, da un punto d’osservazione originale e privilegiato.
Per ora ho fatto il turista in nove di queste isole. A Pago ho anche arrampicato, su una di quelle sculture della natura che non puoi credere che esistano sul serio, proprio là in quel preciso contesto, finché non le vedi con i tuoi occhi.
L’escursione che consiglio più d’ogni altra è quella alla cima del Televrin (Monte Ossero), sull’isola di Lussino. L’ho fatta già due volte ma quando tornerò in quei mari, salirò ancora.

 

Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

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