Prova: Pantera di Wild Climb, la tecnologia porta ancora più avanti il limite

Su un noto blog di scarpette da arrampicata vedo che le Pantera di Wild Climb sono prime nel gradimento degli utenti. Incuriosito, mi reco in negozio a provarle. Quando mi aprono la scatola e me le porgono, la prima cosa che noto è il loro colore rosso vivo, acceso, con quella macchia gialla nella parte destra che solo un secondo più tardi capisci essere – in realtà – il disegno stilizzato dell’animale che dà il nome al prodotto. Esteticamente possono piacere o meno, ma di sicuro si fanno notare, eccome. Le riconosceresti lontano un miglio. Sarà un caso? Non credo.

Da un punto di vista meno estetico e più pratico, si nota che non è una scarpetta tutta fronzoli come tante altre che presidiano il mercato: nessuna cinghia strana, nessuna applicazione inutile, niente di niente. La scarpetta è lineare, semplice, essenziale. Quello che c’è, serve; quello che non serve, non c’è. L’appeal visivo è dato dal disegno, non da inutili fronzoli che costano e pesano.

La prendo in mano e noto subito che è asimmetrica, come ci si aspetta da una scarpa top di gamma, ma non eccessivamente: la forma sembra suggerire che il piede potrà sì concentrare in punta tutta la pressione ma senza essere flesso eccessivamente, evitando scomodità e dolore.

La calzo con facilità, grazie ai due anelli posteriori ottimamente posizionati. Il tallone entra bene, anche se nel mio caso manca qualche millimetro al fondo, ma sento subito che la pressione sul tendine d’achille è quella giusta. Sto provando un numero in meno rispetto al mio piede, perché questa scarpa è in materiale sintetico e mi assicurano che non mollerà. La linguetta in neoprene è fantastica, adoro questo materiale, e la scarpetta si avvolge intorno al piede in maniera a dir poco perfetta, facendogli assumere una forma arcuata. La microfibra innovativa a doppio strato di cui la tomaia è composta sembra elastica, perché sotto pressione pare cedere di pochi micron, avvolgendo il piede in un modo mai sentito prima. Provo ad alzarmi e a caricare la punta. Il mio piede qui dentro è diventato un tutt’uno con la scarpa e così pure le dita, compresse al massimo ma tutto sommato comodamente. Sono un tutt’uno con la punta, riferisco al negoziante. L’articolazione dell’alluce, dove generalmente sento maggior dolore, pur compressa, non duole: due taglietti nella gomma del fascione permettono alla calzatura di cedere giusto quel tanto che serve, proprio là! Idea semplice ma funzionale.

Non c’è una sola cucitura in rilievo, tutto è pensato per la performance ma anche per il comfort. Forse andrebbe cucita leggermente di più la linguetta in neoprene, verso l’esterno del piede, perchè quando la si tira per calzarla tende a fare una piega, che però è facile e immediato eliminare.

La compro. Non resta che provarle in falesia, mi dico…

Che siano scarpe da prestazione non ci piove, e per forma e calzata direi che possano dare il meglio su vie tecniche non eccessivamente strapiombanti, su appoggi microscopici. Verifico che la precisione in effetti è massima, il piede nella scarpa non si muove, non si torce… e ci sta comodamente. Provo qualche spaccata, arrampico lentamente, uso la scarpa in trazione, lateralmente. Grande resa, mi dico. Su muri verticali o non troppo strapiombanti è perfetta. La suola aderisce alla grande, ti dà quel quid di sicurezza per osare. In spalmo ovviamente è necessario abbassare molto il tallone ma non è questo il suo terreno d’elezione, mi dico.

Quanto avevo letto sulla Microfibra rivoluzionaria a doppio strato di Wild Climb era quindi vero? Alla prova del nove mi pare proprio di sì, soprattutto dopo un mese di scalate: la scarpa non ha ceduto, cede solo di quel micron in fase di calzata, come la prima volta, per poi tornare al suo posto una volta rimesso il paio nello zaino.

La ricerca va sempre avanti e i risultati si vedono.

Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

5 pensieri riguardo “Prova: Pantera di Wild Climb, la tecnologia porta ancora più avanti il limite

  • 17 gennaio 2017 in 11:07
    Permalink

    Ciao,
    funzionano bene in aderenza?
    grazie

    Risposta
    • Luca Bridda
      17 gennaio 2017 in 11:34
      Permalink

      Ciao,
      direi che l’aderenza non è esattamente il tipo di lavoro che svolgono meglio. Queste scarpette danno piuttosto il massimo sui muri verticali o leggermente strapiombanti dove ci sono micro-appoggi da sfruttare di punta, con precisione. Spero di esserti stato utile.
      Luca

      Risposta
  • 17 gennaio 2017 in 21:39
    Permalink

    Ciao,
    Sto cercando un paio di scarpette buone x l’aderenza e edging. Monotiri e gym. Hai qualche suggerimento?
    Grazie

    Risposta
    • Luca Bridda
      25 gennaio 2017 in 13:02
      Permalink

      Non sono esperto di arrampicata in aderenza, quindi non so aiutarti con assoluta cognizione di causa. Invito altri utenti a darti consigli. Peraltro non capisco cosa tu intenda con gym e edging, mi spiace.

      Risposta
  • 9 ottobre 2017 in 16:27
    Permalink

    Ciao. Posso chiederti di che misura le hai prese rispetto ad altri modelli che hai usato?

    Risposta

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