Salita del Cervino (Cresta del Leone): tutte le informazioni

Il Cervino è la montagna dei tuoi sogni? Vuoi realizzare la salita del Cervino per la Cresta del Leone, cioè per la via normale italiana? Hai molti dubbi e poche certezze? Sei in cerca di informazioni sulla via e sulle questioni pratiche? Qui sei nel posto giusto: continua a leggere!

(Nella foto d’apertura, il Cervino come si presenta completamente senza neve a fine agosto)

Cervino: Cresta dell’Hornli o Cresta del Leone? Zermatt o Cervinia?

Sul perchè si desideri salire una montagna come il Cervino non voglio dir nulla. Ciascuno ha le sue motivazioni, alte o basse che siano, non sta a me elencarle e giudicarle. Io vorrei salirlo semplicemente perchè è bellissimo. L’estetica guida da sempre le mie scelte. Ma siate pronti: il Cervino non è roba per tutti, bisogna essere allenati e avere esperienza, buon equipaggiamento e convinzione.

Le due linee di salita più sfruttate perchè relativamente più semplici sono la Cresta dell’Hornli, in versante svizzero (si parte da Zermatt), e la Cresta del Leone, in versante italiano, per fare la quale si parte da Cervinia. La prima via è tecnicamente più semplice ma sicuramente più affollata, senza validi punti d’appoggio in quota se non d’emergenza (Capanna Solvay a 4000 m circa), non banale da seguire, soggetta alle scariche di sassi innescate dalle molte cordate che precedono. E’ però la linea esteticamente più perfetta, quella che tutti noi abbiamo in testa quando pensiamo al Cervino. Io l’ho scartata: l’ho valutata più scomoda e poi preferisco difficoltà più elevate ma con (relativamente) meno gente. Preferisco quindi la Cresta del Leone (via normale italiana) soprattutto perchè il giorno della vetta si devono superare solo (si fa per dire) 600 m di dislivello in salita, invece del doppio, potendo dormire al Rifugio Carrel, posto in quota a 3850 m circa. Per fare la Cresta dell’Hornli si parte invece dal rifugio omonimo, 1200 m più in basso del punto culminante.

La Cresta del Leone ha poi una dirittura forse più chiara, ha un maggior quantitativo di corde fisse, brutte da vedere, eticamente uno schifo, ma che rendono il tracciato complessivamente più facile da individuare. Le corde fisse sono uno scempio su una vetta del genere, come lo sarebbero su qualsiasi altro monte, ma ormai sono là, servono ad agevolare la salita dei clienti delle guide alpine, insomma sono al momento un dato di fatto ineluttabile che o si accetta o non si accetta, e in quest’ultimo caso non resterebbe altro da fare che rivolgersi, potendo, alle creste vergini come quella del Furggen. Sul Cervino l’alpinista medio (ma esperto) deve scendere a compromessi con la propria etica…

Sia chiaro, la salita resta di grande impegno (D), oppone passaggi fino al III grado e, tra salita e discesa, risulta infinita. Poi c’è la quota: si arriva a oltre 4.400 m!

mappa/castina del Cervino (fonte Rete)
Mappa/cartina della zona del Cervino –  fonte Internet (dettaglio)

Cresta del Leone: quando salire?

Se come me sei fondamentalmente un dolomitista, insomma se sei più un rocciatore che un alpinista da Alpi occidentali, il periodo migliore è fine agosto, quando il Cervino è praticamente sgombro dalla neve, tanto che pare una montagna di 1000 più bassa, presenta solo neve sulla cresta del Pic Tyndall e su quella finale che unisce la cima italiana a quella svizzera. Presenta magari del vetrato in qualche tratto ma in generale è da scalare in massima parte senza ramponi. Sia chiaro: ramponi e piccozza dovranno essere comunque presenti nello zaino! Non fidatevi di chi vi dirà di lasciarli giù. La piccozza poi sarà fondamentale lungo l’affilata cresta finale. Sì, lo so, molti si fermano sulla vetta italiana, ma la vetta più alta è quella svizzera, quindi per salire in cima al Cervino bisognerà arrivare fin là.

Per capire e analizzare lo stato della montagna, c’è una webcam perfetta, in alta definizione, con la quale è anche possibile visionare lo storico delle immagini e capire come il manto nevoso si evolve, come si sviluppa la coltre nuvolosa durante la giornata, insomma il massimo. Ecco il link: http://cervinia.panomax.com/matterhorn Si vede l’intera Cresta del Leone e zummando si possono osservare mille dettagli della via, si vede persino il Rifugio Carrel.

Se invece sei un “occidentalista”, te la cavi alla grande anche col misto o comunque non ti dà fastidio, puoi pensare di salire il Cervino per la Cresta del Leone da metà luglio a metà settembre.

Il meteo

Per affrontare la salita del Cervino per la Cresta del Leone in tranquillità, l’ideale sarebbero tre giorni di bel tempo: uno da sfruttare per la salita al Carrel e per la ricognizione della prima parte della via, uno per la salita alla vetta e uno di riserva. Non è bene salire in cima sapendo che sta per giungere una perturbazione, meglio avere un giorno di margine. Per le previsioni consiglio 3B meteo, impostato su Monte Cervino. C’è anche la app per cellulare, molto utile e gratuita.

All’ufficio delle Guide del Cervino, a Cervinia, possono dare indicazioni e valutazioni sul meteo e le condizioni della montagna. [+39 0166 948169; info@guidedelcervino.com] oltre che consigli di vario genere. Chiamate, sono molto gentili.

Cosa portare nello zaino per salire la Cresta del Leone in agosto?

Se salirai a fine agosto, quando sul monte non c’è più neve, preparati: dovrai caricarti sulle spalle molti litri di acqua, perchè nei pressi del Rifugio Carrel non ci sarà più neve da sciogliere. L’acqua potrà essere raccolta al Rifugio dell’Oriondè (privato) posto proprio sotto il Cervino a quota 2800 m circa, oppure potrai raccoglierla ancora più in alto, lungo la salita, presso il Sasso dello Zucchero, sotto il nevaietto della Testa del Leone (leggi la relazione della salita e scoprirai dove si trova).

Se invece ci sarà neve da sciogliere, tranquillo, basterà prenderla dal mega-pentolone adibito alla produzione di acqua che sta nella sala da pranzo del Carrel. Il Rifugio Carrel infatti è dotato di fornelli, gas, pentolame e tutto ciò che può servire per cucinare e – appunto – per sciogliere la neve in modo comunitario. La roba è piuttosto sporca ma ci si arrangia.

A parte l’acqua, la cui quantità da portare varierà in base a quanto detto sopra (ritengo che lungo la via – il giorno della vetta – sia necessario avere con sé almeno un litro e mezzo) e in base al numero di pernottamenti al Carrel che avrete pianificato (di solito 1 o massimo 2), ci sono molte altre cose che vanno portate assolutamente. Materiali per ciascun arrampicatore:

  • casco
  • lampada frontale con batterie nuove (si parte col buio e, in caso di emergenza, si torna col buio)
  • sottocasco leggero, da usare se tira vento o la mattina presto quando magari fa freddo
  • crema solare a protezione totale (siamo a 4000 m)
  • intimo tecnico termico a manica lunga
  • maglia tecnica a maniche corte
  • felpa in pile o wind stopper
  • giacca tecnica in gore-tex con cappuccio
  • piumino
  • pantaloni di media pesantezza (eventualmente sovrapantaloni in gore-tex)
  • calzini
  • scarponi tipo La Sportiva Trango S Evo, con suola semi-rigida, ottimi per arrampicare su difficoltà non troppo elevate e sufficientemente leggeri
  • guanti leggeri e guanti pesanti di riserva
  • imbragatura
  • ramponi
  • piccozza non eccessivamente lunga
  • corda singola da 60 m di diametro possibilmente contenuto
  • 3 moschettoni a ghiera
  • 10-12 cordini in kevlar o in nylon per cordata
  • 6 moschettoni singoli per cordata
  • 5 rinvii per cordata
  • 3-4 friend medi per cordata
  • longe
  • discensore (+ un discensore di riserva per cordata)
  • acqua
  • cibarie varie per la salita (barrette) e per la permanenza in rifugio (buste liofilizzate, frutta secca, Parmigiano, tè o caffè solubile, biscotti per la colazione)
  • saccolenzuolo (al rifugio le coperte abbondano)
  • fotocopia relazione della salita + disegno del tracciato
  • telefono cellulare (al Carrel di solito c’è campo)
  • macchina fotografica
  • kit di pronto soccorso (bende, garze, guanti in lattice, nastro adesivo, laccio emostatico, cerotti, ibuprofene 600, 2-3 aspirine per combattere la quota)
  • eventuali indumenti intimi di ricambio

Due parole sui guanti: quasi tutti salgono con i guanti, è bene saperlo. Si tratta di guanti non pesanti, che non tolgono troppa sensibilità. Possono anche essere usati quelli da lavoro in cotone e gomma, di quelli poco costosi che si usano per i lavori nelle celle frigorifere. Con 8 euro si comprano e vanno benone. Nello zaino ci saranno anche quelli imbottiti, ma da usarsi solo nel caso le condizioni lo richiedano.

Due parole su giacca tecnica, piumino e telo termico: non partite per la vetta senza questi indumenti nello zaino anche se le previsioni danno una giornata meravigliosa. In caso di emergenza (il meteo può sempre cambiare o potremmo noi restare bloccati sulla montagna) possono salvare la vita; se si dovesse alzare un po’ di vento potrebbero essere la chiave per arrivare in vetta. Il telo termico può salvare la pelle in caso di problemi e pesa pochissimo.

Due parole sulla corda: alcuni consigliano di portare una mezza corda da 60 m invece di una corda intera. Si può fare, a patto di usarla doppia, perchè generalmente si procede a 10-15 metri di distanza.

Due parole sulla dotazione alpinistica: c’è chi sale senza un friend. Io li porterei. Lascerei a casa invece i nut, sicuramente il martello e i chiodi. Imprescindibili ramponi e picca, utili molti cordini e moschettoni/rinvii, in modo da ritardare il più possibile il momento del ricongiungimento dei componenti la cordata per lo scambio materiali. Si procede infatti in conserva o a corda corta (vedi in seguito: la strategia giusta).

Il Carrel, che rifugio è?

Il Carrel non è esattamente un rifugio, ma non sembra neppure un bivacco, direi che è piuttosto una via di mezzo. E’ di proprietà delle Guide del Cervino, offre 50 posti letto, il pernottamento costa 15 euro a notte. La quota viene ritirata da una guida alpina, se presente, oppure va messa in apposito contenitore. La quota serve a finanziare la struttura ed in particolare il rifornimento del gas e la pulizia dei locali. Due parole sul bagno: si tratta di una turca con buco di diametro doppio rispetto al solito che si apre sul vuoto. La cacca si accumula lungo un tratto di parete mista a carta igienica, imbrattando e spandendo odori indescrivibili. Poi c’è sempre qualcuno che la fa a schizzo e quindi la spara direttamente sulle pareti del bagno o sulla turca stessa. Andarci è un’esperienza sicuramente formativa. Pretendere di meglio sarebbe però fuori luogo.

All’interno della zona notte le cuccette sono su tre livelli. Nella zona giorno ci sono 3-4 fornelli, molte pentole, la pentola grande per sciogliere l’acqua e una scorta di cibo lasciata da alpinisti vari. Ci si trovano poi bombolette di gas per fornelletti abbandonate e ancora utilizzabili. Tre larghi tavoli con panche permettono di cenare con comodo.

Visto dove sta, questo rifugio è una specie di miracolo. Dormire però è una vera impresa, vinta solo dai migliori. La notte è tutto un viavai di alpinisti che entrano e escono per la minzione oppure perchè arrivano tardi o escono prestissimo. Le guide impongono la sveglia non prima delle 4.30 del mattino ma quasi nessuno rispetta questa prescrizione. C’è chi parte già alle 3, chi alle 3 e mezza, chi dopo. Vige l’anarchia e forse è meglio così, perchè se ci si alzasse tutti alla stessa ora, poi ci si ritroverebbe intruppati e in coda. Partite scaglionati, è molto meglio.

Al Carrel ci si arriva in circa 4-5 ore dal Rifugio dell’Oriondè, lungo una traccia molto ben segnata fino al Colle del Leone e poi lungo una via da fare in cordata che segue paretine di II grado e corde fisse (anche “diaboliche”, come la Cheminèe), ma di questo parleremo alla fine.

Cresta del Leone: che strategia di salita adottare?

Se stai pensando di salire il Cervino facendo tiri di corda in alternata, toglitelo dalla testa. Il Cervino si sale per gran parte procedendo in conserva, media (10-15 m tra i due arrampicatori) o corta (2-3 metri). Si procede contemporaneamente, quindi: il primo piazza delle protezioni intermedie dove possibile, sugli ancoraggi fissi, sui canaponi, sui fittoni che si incontrano, sugli spuntoni che non mancano, o sfruttando le fessure con i friend. Il secondo recupererà tutto e cercherà di coordinarsi con la velocità e il ritmo del primo: parlarsi sarà importante per evitare di accelerare senza motivo o per evitare di lasciare pericolosi laschi di corda. Evitate i fuori giri, su un monte così alto, procedete piano ma senza fermarvi mai (o quasi). Evitate soste continue per fare tiri in alternata, per mangiare, per mettere e togliere indumenti, per bere (bevete, ma preferite un camel-bag così non dovrete fermarvi).

Se proprio non vi sentire sicuri, approntate una sosta (o sfruttate una di quelle già pronte) e fate un tiro di corda alla maniera tradizionale, ma poi riprendete la conserva media. Regolate la lunghezza della corda a seconda della situazione, riponendo l’eccedenza nello zaino o intorno al petto, al modo delle guide. Legatevi alla corda con un barcaiolo su moschettone a ghiera automatico, insomma fate pratica di questo tipo di progressione che sta a a metà strada tra l’andare slegati e il procedere uno alla volta.

Quando arriverete al Carrel, riposate un po’ e poi fate un salto a visionare la prima parte della via, possibilmente fino sotto la Gran Corda: la mattina dopo, al buio, saprete meglio procedere, sarete più rapidi e avrete magari avuto la possibilità di valutare eventuali errori. Non stancatevi troppo, però. La notte dormirete poco. Cercate soprattutto di dormire bene la notte precedente a quella che passerete al Rifugio Carrel, perchè là sarà dura riposare adeguatamente. E portatevi i tappi per le orecchie.

Il giorno della vetta alzatevi presto, senza esagerare, diciamo alle 4. Alle 4.30 sarete pronti per iniziare. A fine agosto c’è luce verso le 6 e quindi avrete circa un’ora e poco più di vantaggio sul sole.

Iniziate la discesa con l’idea di arrivare fino a Cervinia: si può fare ed è la soluzione migliore, ma se doveste essere indietro con i tempi, prendete in considerazione l’idea di tornare fino solo al Carrel e trascorrervi una seconda notte.

Come arrivare acclimatati

Se arrivi a Cervinia senza acclimatazione e ti lanci subito sul Cervino, magari sfruttando la funivia di Plain Maison, potresti incontrare dei problemi di acclimatazione, rischiando di vanificare la salita o di godertela solo a metà. Che fare? Per acclimatarsi, Cervinia è il luogo perfetto, perchè è equidistante dal Cervino e dal Monte Rosa. A sinistra hai il Cervino, a destra hai i primi 4000 del Monte Rosa, cioè i Breithorn, ottimi per l’acclimatazione e facili da salire (F e F+).

Se parti da lontano, direi di calcolare 6 giorni per la trasferta. Partenza da casa la mattina presto, arrivo a Cervinia non dopo le 14. Si prende la Funivia per il Monte Rosa entro le 15 perchè poi chiude, si salgono tre tronconi fino al Plateau Rosa e si dorme presso lo spartano Rifugio delle Guide del Cervino a 3500 m di quota (non ha moltissimi posti, meglio prenotare per tempo; portate acqua perchè lassù tutto costa caro). Il giorno dopo si parte alle 5 e si sale il Breithorn occidentale (circa 4160 m, due ore e mezza per la salita), si torna al rifugio e si permane in quota fino a metà pomeriggio, quando c’è l’ultima corsa della funivia per scendere. Non si torna a Cervinia ma si smonta al Plain Maison, si cammina un’ora e si arriva al Rifugio dell’Oriondè a 2700 m, dove si pernotta. Il giorno dopo, di buon mattino si parte per il Rifugio Carrel, dove si pernotta (3850 m circa). Il giorno dopo ancora si va in vetta e si torna al Carrel o meglio ancora a Cervinia.

Cresta del Leone, Cervino, tracciato via di salita
Cresta del Leone, Cervino, tracciato via di salita – particolare di un poster in vendita a Cervinia a 15 €

Cresta del Leone: relazione della via di salita

Il primo salitore di questa storica via fu la guida italiana Jean-Antoine Carrel (Valtournenche, 16 gennaio 1829 – 25 agosto 1891) che la seguì per la prima volta il 17 luglio 1865, uscendo però per cengia a sinistra evitando quindi la parte alta che oggi viene percorsa con corde fisse e scala Jordan. Carrel “aveva fatto della conquista della Gran Becca lo scopo della sua vita e considerava la sfida a questa montagna come una faccenda personale. Tentò varie volte di avvicinarsi alla vetta, anche in compagnia dell’abbé Gorret e di suo fratello Jean-Jacques Carrel. Nel 1861 Carrel conobbe Edward Whymper, un giovane arrampicatore inglese anch’egli affascinato dal Cervino, che lo richiese più volte come guida e compagno di salita in vetta.” Tra i due nacque della rivalità che si ricompose solo dopo la conquista da parte dell’inglese della vetta. A Carrel il merito di aver percorso per primo la via italiana, più difficile di quella svizzera, due giorni dopo la scalata di Whymper.

Ogni tratto di questa via ha una storia e ha un nome. Preparatevi ad impararli, fanno parte del fascino stesso di questa salita: Enjambèe, Cheminèe, Mauvais pas, Arete du Coq, Linceul, Scala Jordan, Gran Corda, Corda della sveglia e tanti altri…

Relazione tecnica

Partendo da Cervinia (2000 m circa) si può usufruire della funivia per salire fino al Plain Maison (2548 m), sfruttando il primo troncone degli impianti e risparmiando circa 500 m di dislivello. Il costo è di una decina di euro e la salita prende un quarto d’ora. La prima corsa in agosto parte alle 7:15.
Dalla stazione a monte si prende il sentiero che per prati e detriti conduce banalmente al Rifugio dell’Oriondè, ex Duca degli Abruzzi, posizionato a circa 2800 m (ore 1.00). Avendo tempo, è consigliabile il pernottamento presso questo rifugio e la risalita a piedi da Cervinia, per favorire l’acclimatazione graduale del fisico (800 m di dislivello in salita, ore 1.30-2.00). Il rifugio è privato ma molto comodo, con bella vista sulla valle e sul soprastante Cervino. Unico neo, i quadri esposti alle pareti.

Dal rifugio si prende l’evidente sentiero che risale in direzione della Testa del Leone (la bassa cima con nevai che sta a sinistra del Cervino) e che, dopo una cengia verso sinistra e un successivo breve pendio di rocce, porta alla famosa Croce Carrel (2920 m), posizionata esattamente dove morì il primo salitore della via italiana. Proseguendo oltre, sempre facilmente, si supera un salto roccioso grazie ad un canale obliquo, da destra verso sinistra, prima facile e infine con un passaggetto affatto banale agevolato da un cordino di nylon (II+), forse aggirabile passando più a valle.
Salendo ora facilmente per tracce, placche inclinate e brevi saltini, si arriva sotto un nevaio dove è presente una lapide ed è possibile fare acqua (Sasso dello Zucchero). Lo si supera a destra per una spalla rocciosa, sempre non difficile in condizioni asciutte e senza vetrato, fino sotto la parte sommitale della Testa del Leone che qui appare formata di rocce rotte. Si traversa ora orizzontalmente per sfasciumi e tracce verso il Colle del Leone (3581 m; ore 2.30 dal rifugio), possibilmente in velocità perchè qui il pericolo di caduta sassi è manifesto. Il procedere però è facile. Ancora un breve tratto di strada e poi sarà necessario legarsi in cordata.
Si traversa pochi metri a destra per aggirare un risalto di cresta e si prosegue tendenzialmente restando in versante sud lungo la cresta stessa, per tracce di sentiero, fino sotto una placca di II solcata da una fessura (pochi minuti). Qui la maggior parte degli alpinisti si lega, se non lo ha già fatto per comodità al colle. Superando questo tratto si arriva alla placca “Seiler” (II), oltre la quale iniziano le corde fisse che conducono sotto la parete di 15 m chiamata “Cheminée“, che una volta era in forma di diedro ma che ora si presenta così, dopo i crolli del 2003. Una corda fissa permette di superarla in sicurezza, anche se l’operazione può risultare faticosa, soprattutto negli ultimi metri e con lo zaino (c’è chi valuta questo tratto di III+ usando la corda – senza sarebbe sicuramente più arduo – ma io faccio fatica a dare un grado al mero trazionamento di braccia su un canapone). Sconsiglio però di salire senza il sacco e di recuperarlo poi, perchè la cosa è resa difficoltosa da un tetto. Ancora qualche placca solcata da corde fisse, un breve traverso sprotetto a sinistra dove si può trovare vetrato, quindi per tracce di passaggio e rocce si arriva alla Capanna Carrel (3835 m; ore 1.30 dal colle, ore 4.00 dal rifugio, ore 5-5.30 da Plain Maison).

Si oltrepassa il basamento rettangolare della vecchia capanna Luigi Amedeo (ora visibile a Cervinia presso l’Ufficio delle Guide) e ci si porta sotto la Grande Tour, che sovrasta il rifugio e dove parte una serie di corde fisse che permette di aggirarla a destra. La prima corda è famosa e si chiama “corda della sveglia“. Facilita alquanto il superamento di una parete verticale e di un tetto pronunciato. Si prosegue per placche attrezzate in diagonale verso destra. Le corde fisse conducono quindi più facilmente verso sinistra, per ghiaie in un canalino (attenzione a non smuovere sassi), quindi si va oltre un breve salto non attrezzato di pochi metri (II, sosta all’uscita) e ci si infila a destra in una caratteristica spaccatura, oltre la quale i canaponi riprendono ancora per breve tratto, permettendo di superare un camino. Se ne esce a destra per cengia, ma la si percorre solo per pochi metri, evitando di farsi invogliare dalle tracce evidenti che proseguono in piano, usate da chi è già sceso a corda doppia. Questo è un tratto che può far perdere del tempo se non si sta attenti. In corrispondenza di un ometto sulla cengia, infatti, la si abbandona, si imbocca in soprastante diedro roccioso appoggiato e al suo termine si prosegue in cresta verso destra (“Crête du Coq“), lungo una cengia che porta in breve alla placconata “Cretier” (fittoni, II+), da risalire diagonalmente verso destra, e che immette nel successivo tratto quasi orizzontale detto “Mauvais Pas“, esposto ma a mio avviso tecnicamente facile (molti lo gradano di III…). Molti fittoni permetto di assicurarsi con comodo. Oltre, si incontra una placca dove sono incise le iniziali di Whymper e Carrel (“Rocher des Ecritures“).
Da qui, traversando facilmente a destra, ci si porta verso il nevaio detto “Linceul“, che a fine agosto di solito non crea problemi. Un cavo metallico agevola l’operazione e conduce verso destra per rocce di II grado sotto una parete verticale dov’è stata posizionata una lunga catena detta “Grande Corde“. Su per essa, con fatica, si raggiunge il filo di cresta, che va seguito lungamente con difficoltà di I e II (alcuni spit e chiodi), stando attenti all’esposizione. In qualche tratto si va a sinistra o a destra, in base alle necessità, raggiungendo la cima del Pic Tyndall (4241 m) (sin qui, ore 3.30 dal Carrel).
La cresta successiva, che porta verso la Testa del Cervino, si presenta pressoché orizzontale, esposta ma non difficile, e può opporre tratti di misto e cornici. Al suo termine si scende verso il passaggio che effettivamente dà accesso alla Testa del Cervino, detto “Enjambée“, un intaglio espostissimo ma ben protetto con chiodi e spit in loco, che si caratterizza per la necessità di una larga spaccata.
Si sale ora per facili roccette, con andamento sinuoso ma non sempre chiaro, raggiungendo il “Col Félicité“, un terrazzino da cui parte la serie di corde fisse che portano in vetta. Il primo salto verticale è agevolato da un canapone, ci si sposta quindi verso sinistra per poi tornare a destra per cengia. Si supera un’altra paretina attrezzata arrivando ad un ripiano detritico, da cui, seguendo le fisse ci si porta sotto la famosa “Scala Jordan“. Si tratta di una scala di corda con pioli in legno che permette di superare un tratto di parete strapiombante assai faticoso, perchè la quota qui si fa sentire. Ad essa segue la “Corda Pirovano“, che facilita la risalita di un diedro e le ripide placche successive. Per una cengia evidente si va a raggiungere a sinistra il filo di cresta. Altre due corde fisse e un tratto in cengia permettono l’arrivo sulla vetta italiana (4476 m; ore 2.00 dal Pic Tyndall). Per raggiungere la cima svizzera, punto più alto del Cervino, si percorre verso est la cresta affilata e nevosa, dove l’attenzione deve essere al massimo data l’esposizione (altri 10 minuti dalla vetta italiana).

La discesa si svolge lungo la via di salita, sfruttando i numerosi ancoraggi già predisposti per le doppie. A molti richiede quasi lo stesso tempo della salita. Bisogna considerare la stanchezza e l’eventualità non infrequente che il cielo si sia nel frattempo rannuvolato, riducendo la visibilità.

Monte Cervino parzialmente innevato: tracciato della Cresta del Leone, via italiana.
Il Monte Cervino parzialmente innevato: tracciato della Cresta del Leone, via italiana; dettaglio di un bel poster in vendita a Cervinia

VEDI ANCHE:

Vie classiche in Dolomiti: http://www.abcdolomiti.com/argomenti/via-alpinistica/
Escursioni, vie normali e ferrate: http://www.abcdolomiti.com/argomenti/escursione/
News dal mondo alpinistico: http://www.abcdolomiti.com/argomenti/news/
Problema zecche: http://www.abcdolomiti.com/varie/problema-zecche-dolomiti/
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Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

7 pensieri riguardo “Salita del Cervino (Cresta del Leone): tutte le informazioni

  • 8 novembre 2016 in 15:36
    Permalink

    Utilissimo e dettagliato articolo! Complimenti…

    Risposta
  • 19 dicembre 2016 in 23:52
    Permalink

    Complimenti!
    Una guida ben fatta, dettagliata, intelligente e piacevole da leggere!

    Risposta
    • Luca Bridda
      20 dicembre 2016 in 10:04
      Permalink

      Grazie mille, Sergio e Alessandro, ho solo riversato in queste righe la mia esperienza sul campo, i ragionamenti fatti prima e dopo, le molte info raccolte.

      Risposta
  • 24 gennaio 2017 in 17:14
    Permalink

    La relazione mi sembra fatta bene ma forse è un po’ esagerata l’attrezzatura consigliata, direi un po’ troppo abbondante. Infine, se la montagna viene a te e tu non sei Maometto vuol dire che è una frana o una slavina: questo mi ha insegnato salire sul Cervino.

    Risposta
    • Luca Bridda
      25 gennaio 2017 in 10:39
      Permalink

      Ti ringrazio, direi che se sei esperto di questi terreni puoi effettivamente portar su meno roba, sono d’accordo.

      Risposta
  • Luca Bridda
    25 gennaio 2017 in 10:48
    Permalink

    Un Utente mi ha contestato la frase “molti si fermano sulla vetta italiana, ma la vetta più alta è quella svizzera, quindi per salire in cima al Cervino bisognerà arrivare fin là”.

    Rispondo semplicemente che non sono io che decido qual è la cima di una montagna, cioè il punto più alto. La cima è una sola, e per fortuna, così almeno su un fatto si potrà essere tutti d’accordo, foss’anche di solo due metri più alta di una qualsivoglia pre-cima o anticima o risalto di cresta o come vogliamo chiamarla. Il discorso è tanto più alpinisticamente valido se, per guadagnare quei pochi metri in più, ci sono ancora delle difficoltà oggettive da superare, come appunto sul Cervino, determinate dalle condizioni della montagna (innevamento o ghiaccio), da quelle meteo (vento) o da quelle tecniche (esposizione) o da quelle soggettive (“sono cotto, voglio tornare giù e basta”).

    Questi discorsi, chiariamolo bene, valgono se uno si alza al mattino e vuole salire in cima ad una montagna. Se uno, invece, legittimamente, si alza e decide di scalare una qualsivoglia parete che non porta da nessuna parte oppure decide di fare un viàz, cioè una cengia, o desidera fare un tratto di alta via che collega forcelle e creste o che so io, è libero di divertirsi come crede e trovo questo genere di attività del massimo interesse e della massima soddisfazione.

    In ogni caso sono ovviamente consapevole che tra la vetta italiana e quella svizzera c’è poca differenza e quindi non è un dramma se uno si ferma prima (ma allora perchè non fare quei pochi metri in più?)…Siamo qui per divertirci.

    Risposta
  • 14 maggio 2017 in 16:40
    Permalink

    La parte dell’articolo riservata alla capanna Carrel è geniale, non ho smesso di ridere per 15 minuti, fantastico

    Risposta

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