22.2.07 - XII Relazione sullo stato della montagna italiana
Fondazione G. Angelini
Convegno: LA MONTAGNA ABITATA- XII Relazione sullo stato della montagna italiana
La Convenzione delle Alpi - Politiche, leggi e misure di attuazione in Italia: i rapporti dell’Italia alla Convenzione delle Alpi
Giovedì 1 marzo 2007 presso la Sala teatro del Centro Giovanni XXIII, Piazza Piloni 11, Belluno
16.2.07 - Cerro Torre, ancora scontri e polemiche
Leggiamo su Montagna.tv una notizia davvero inconsueta, che riporta alla ribalta una volta di più tutte le polemiche relative alle famose ascensioni del Cerro Torre effettuate da Cesare Maestri.
"Nei giorni scorsi, due americani avrebbero cercato di disfarsi dei chiodi [a pressione] piantati da Cesare Maestri sulla contestata Via del Compressore. Steve Schneider, che ha cercato di fermarli, sarebbe stato violentemente malmenato. Pare che in Patagonia non si parli d'altro, in questi giorni. Schneider è un'alpinista di fama mondiale il cui nome è particolarmente legato alla Patagonia, dove è stato con 7 spedizioni. E' l'alpinista che vanta il maggior numero di ascese alle Torri del Paine, di cui ha compiuto anche la traversata in solitaria nel 2002." (www.montagna.tv)
14.2.07 - Due ghiacciatori ungheresi muoiono nel bellunese
Sappada (BL), 12-02-07
Sono precipitati per una settantina di metri i due alpinisti ungheresi morti lunedì durante la scalata di una cascata di ghiaccio in val Enghe. I due, I.I., 37 anni, e B.K. 36 anni, entrambi di Budapest, stavano risalendo la cascata 'Anche l'orco va in vacanza', mentre una seconda coppia di alpinisti loro amici scalava una colata di ghiaccio poco distante.
Non si sa se sia stata una massa di neve staccatasi da sopra ad investire il primo di cordata o se sia scivolato da solo, fatto sta che l'uomo è caduto trascinando con sè i rinvii e il compagno che stava più sotto. Anche parte della cascata si è staccata e grossi blocchi di ghiaccio li hanno colpiti. L'urto a terra ne ha probabilmente provocato la morte istantanea.
I compagni, sentito il fracasso, si sono avvicinati. Uno è rimasto con loro e l'altro è tornato indietro lungo il sentiero per dare l'allarme poco prima delle 14. La telefonata è arrivata in Ungheria, poi all'albergo di Sappada dove si trovava la comitiva di 24 persone di cui facevano parte, infine al 118, che ha immediatamente inviato l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore, con a bordo personale sanitario, tecnico di elisoccorso e unità cinofila da valanga, e la Stazione del Soccorso alpino di Sappada al completo. L'elicottero ha imbarcato alcuni volontari per trasportarli velocemente all'interno della valle, ma una volta sul luogo, il medico ha potuto solamente constatare il decesso dei due alpinisti. Ultimati i rilievi da parte della finanza di Auronzo, una volta ottenuto il nulla osta dalla magistratura, le salme sono state ricomposte e recuperate con un gancio baricentrico dall'elicottero. Infine sono state trasportate nella cella mortuaria di Sappada. Non si sa se sia stata parte della colata ghiacciata a cedere, di certo l'inverno anomalo e le alte temperature non hanno permesso la formazione completa delle cascate e in alcuni punti lo spessore di ghiaccio di pochi centimetri è pericoloso. da "www.webdolomiti.net/soccorso_alpino/index.htm"
7.2.07 - Esce il numero 003 di Stile Alpino

Stile Alpino 003 è Steve House e il Nanga Parbat, Ueli Steck e la sua ansia, Elio Orlandi con le sue riflessioni a 360 gradi. Poi il tecnicismo di Alex Huber, la freschezza di Roverato e Bau, la determinazione di Iannilli e Pozzi. L'ironia di Silvano Arrigoni, il cammino di Marco Vago. E' l'inizio di una imponente monografia sul Monte Bianco, è una pila di foto dal Perù, dalla Patagonia, dalle Alpi, dall'Himalaya.
ESTRATTI DA ALCUNI ARTICOLI
Dall'editoriale di Paolo Spreafico
(…) Quando penso allo STILE ALPINO mi immagino una cordata immersa in un mare di roccia e ghiaccio, ad alta quota, in ambiente isolato con la sola possibilità di contare sulle proprie forze, valutando razionalmente il succedersi degli eventi, senza tralasciare quella giusta dose di spregiudicatezza e rischio che eleva una normale ascensione al rango di una grande avventura.
Ma STILE ALPINO è un concetto relativo, e come tale può aprirsi a diverse interpretazioni.
STILE ALPINO significa percorrere strade sconosciute, con elasticità fisica ma soprattutto mentale….
…non importa se la protezione è maldisposta, se il chiodo è vecchio, se la roccia è troppo bella oppure se è troppo marcia, se in montagna ci sono via di falesia, e se in falesia le vie sono alpinistiche…
…significa fare il punto delle proprie capacità, esplorare a fondo la propria determinazione… e se il risultato sarà soddisfacente…..mettersi in gioco… provare...
…STILE ALPINO vuol dire staccare alle sei, guidare sino a tarda sera, alzarsi presto la mattina successiva e scalare veloci sino al tramonto…. sperando che quelle nuvole laggiù se ne stiano buone ancora per un po' di tempo… tornare ad ora tarda nella propria tenda e urlare dentro di sé perché quel giorno, o forse mai più, nessuno potrà capire questa tua immensa gioia… (…)
Da L'apparente inutilità dell'alpinismo, di Elio Orlandi
(…) Purtroppo anche nell'alpinismo gira troppa gente che sa approfittare del silenzio degli altri e, dopo anni di riservato rispetto, il solo accorgermi di questa evidenza mi ha aiutato a meditare che forse non ne valeva proprio la pena lasciarsi manipolare la passione, le realizzazioni ed i propri meriti. Di contro però, devo ammettere che comunque vivo bene e in pace con me stesso anche senza vedermi troppo pubblicato, citato, cliccato o patinato, come intendo che il tacere e scegliere di non divulgare le proprie realizzazioni a volte non sortisce l'effetto sperato della normale considerazione perché, oltre alla cerchia delle tue amicizie, obiettivamente nessuno può sapere cosa hai veramente compiuto.
Personalmente trovo sia più giusto sapersi raccontare piuttosto che farsi scrivere addosso, anche perché se si è vissuto in prima persona certe particolari esperienze si è poi in grado di descriverle con competenza di dettagli, cercando di trasmettere i sentimenti e le sensazioni piuttosto che i gradi e le difficoltà.
La normalità, il silenzio e la riservatezza raramente si sono rivelati buoni alleati della storia. Le persone semplici, anche se geniali e degni di nota, difficilmente vengono ricordati e considerati per i loro veri meriti.(…)
A suon di tegolette… andon fora per fora, di Alessandro Baù
(…)Ora sono qui, sta per arrivare il nostro momento: ogni tanto butto l'occhio oltre le pieghe del powertex e scruto l'orizzonte con l'incubo delle nuvole, il vento punge ma la voglia di mettersi in movimento è tanta; conto i secondi che passano. Una pacca sulla spalla con i simpatici compagni di bivacco e partiamo lungo la rampa Hasse, la porta d'accesso alla parete.
Al buio sembra che tutto si muova, il diesel è freddo e il pelo sullo stomaco deve ancora crescere; ma…basta poco, in scarpe da ginnastica stiamo correndo lungo la rampa. Dalla grotta finestrata le difficoltà cambiano: proteggiamo poco perché la roccia non lo permette. Arriviamo con due ore di anticipo rispetto al programma alla base del gran diedro, tratto chiave della salita. Lo sguardo si infrange sul tetto che sporge di dieci metri alla fine del diedro; tutto è tondo, sminuzzato, inconsistente. Prendendo una foto della parete e ruotandola di novanta gradi si ottiene un deposito di ghiaia!
All'orizzonte il profilo del Pelmo fa capolino tra la foschia mentre Adriano e Pino ci salutano e si incamminano verso l'assolato rifugio Casera Ditta in Val Mesaz. (…)
da Amico Fragile, di Marco Vago
(…)Nel 2003 l'esperienza patagonica mi ha dato il colpo di grazia: ero partito alla ricerca di riscatto, di un'impresa che potesse ridare splendore al mio amor proprio, in quella terra in cui il maglione rosso che tanto amo sventolava come una bandiera issata dalle tante imprese di Casimiro e di molti altri ragni: quale migliore occasione per dimostrare a me stesso ed ai “vecchi” del Gruppo Ragni che anch' io meritavo di portarlo?
Ed invece in quei due mesi ho lasciato che mio orgoglio si inzuppasse preda della pioggia incessante e non ho potuto nemmeno evitare che il proverbiale vento patagonico mi sbattesse definitivamente in faccia i miei limiti fisici, psicologici e morali.
Mi avevano detto che la Patagonia è una terra estrema come estremi sono i sentimenti che si possono provare nei suoi confronti: o la si ama o la si odia, non ci possono essere vie di mezzo.
Casimiro l'ha amata a tal punto da decidersi a mollare tutto e tutti per trasferircisi, io invece, rientrato in patria l'ho odiata profondamente, l'ho disprezzata proprio come la volpe disprezza l'uva troppo acerba, perché per la prima volta ho visto il mio bicchiere “mezzo vuoto” svuotarsi del tutto facendomi ritrovare col culo a terra.
In effetti essere dei duri a tutti i costi non era poi così saggio e vantaggioso, avrei dovuto capirlo molto prima visti i miei studi di meccanica: la mia “corazza”, così come tutti i materiali più duri esistenti al mondo, come il vetro o l'acciaio temprato ad esempio, peccava anche di una certa fragilità e con l'ultimo colpo ben assestato è andata in frantumi cadendo a pezzi insieme a quel piccolo scrigno di cristallo, mezzo colmo, anzi, mezzo vuoto di piccole grandi soddisfazioni e personali successi accantonati negli anni.
Quella mattina mi misi davanti allo specchio, mi guardai dritto negli occhio e mi dissi: “ Caro amico, pensavi di essere un duro che poteva fare tutto da solo senza avere bisogno di nessuno e invece…sei fragile come questo specchio!”(…)
da L'Appagamento, di Ueli Steck
(…)Ma cosa scalare, oggi, per essere innovativi? Tutti gli 8000 sono stati saliti, per esempio. Nel 2002, insieme con Erhard Loretan, andai allo Jannu. La parete Nord era ancora vergine, formidabile sfida che proponeva una muraglia come quella di El Capitan a 7000 metri di altezza. Qualcosa che rappresenta l'alpinismo di punta odierno, portare ciò che era il limite negli anni '80 nelle Alpi o comunque a quote accettabili in Patagonia o oltre i 5000 metri. Scalare in libera o affrontare del misto estremo a quote e in situazioni dove pochi anni fa si concepiva soltanto una salita normale, di pura camminata.
Naturalmente, lo stile conta e fa la differenza. Come ti proteggi, per esempio. Potresti rendere sportivo qualsiasi itinerario, forando ogni due metri. Ricordo quel tentativo come qualcosa di eccezionale, davvero al di sopra di qualsiasi sogno realizzabile, ma poco dopo i russi salirono quella parete in altro stile, e sebbene fu sicuramente un grandissimo risultato, da grande spirito di gruppo e con alcuni momenti di notevole spessore tecnico, il grande utilizzo di corde fisse e il metodo di assedio che ricordava vecchie tradizioni di Himalaya in qualche modo differenziarono completamente quello stile da uno stile pulito come quello alpino, che su quella parete avrebbe portato avanti di decenni l'evoluzione dell'alpinismo.
Fortunatamente, pareti simili ne esistono, e a migliaia, sia in Karakorum che in Himalaya, e sono le nuove frontiere dell'alpinismo. E anche ripetere in stile alpino lo Jannu sarebbe la prova che anche una parete già risolta può indicare l'evoluzione, e la differenza di stile.(…)
da “Una somma di tanti zero”, di Steve House
(…) Ci svegliamo al buio, partendo senza luce. L'ansia del giorno è temporaneamente dissolta dalla grandiosità dell'alba: K2, Broad Peak, G4, G3, G2, G1, Masherbrum, Chogolisa, K7 e K6 sono come ammantati da un guanto rosso, e perdiamo preziosi minuti ad ammirare attoniti lo spettacolo del mondo. Poi allineo il battito del mio cuore, il peso delle mie emozioni e il mio ritmo alla pulsione della mia determinazione.
Da questo punto la nostra via devia dal tentativo del 2004. Con un tempo così magnifico ci dirigiamo verso il pilastro centrale. Vince passa in testa, la sua è una scia d'oro, come un atomo colorato che si avvia nella verticalità del paesaggio, dove roccia, ghiaccio e cielo si dividono il protagonismo.
Avanziamo lungo la cresta del pilastro verticale che si innalza sotto il più grande, e pauroso, seracco dell'intera parete. Arrampichiamo, tiro dopo tiro, come se fosse un rituale, come se il tempo scorresse lineare, anche se sappiamo che non è così, che non è un avanzare regolare. Ogni cinque lunghezze di corda ci fermiamo, mangiamo, beviamo, e ci scambiamo il ruolo di capocordata. Il mattino dovrebbe essere piegato dal pomeriggio, ma dopo il tredicesimo tiro di corda perdiamo il senso del tempo. Quando le nubi bisogno il loro spazio il sole conserva il suo arco appena al di là della cima, e noi continuiamo nell'ombra del suo respiro. Quando si approssima la notte decidiamo di non sostare alla fine di ciascun tiro, avanziamo in velocità, fino a quando il ghiaccio non si fa più verticale e difficile. I nostri muscoli implorano riposo e il materiale che usiamo per proteggerci è sempre più stupido. Ora sono in testa e proseguo verso l'alto e poi a destra, cercando un posto da bivacco. Soltanto l'energia mentale mi soccorre, mentre i chiodi a cui affido la nostra protezione suonano nella roccia fragile. Ora il mio avanzare è come quello di un automa, aggiro un angolo e proseguo verso la cima del pilastro. Quando sono in un punto di sosta, mi fermo respirando a fatica per cinque minuti.
Ottanta metri dopo, alla fine di un facile traverso, ci fermiamo in una cavità protetta dalla giunzione del pilastro con la lingua ghiacciata. A mezzanotte siamo finalmente rilassati in un bivacco, cucinando la nostra razione quotidiana di zuppa con patate e olio d'oliva.
“Finalmente siamo ben sopra quel seracco di merda”, esclama Vince, la testa fra le mani.”. Gli rispondo borbottando, non sono sicuro che non troveremo qualcosa di simile anche sopra.(…)
da Qui io vado ancora, di Fabio Palma
2006: Olleros, improbabile fermata di autobus. Seduto fra frutta, verdura, e scialli variopinti, assisto dal finestrino di un pulmino a 8 posti regolamentari e 15 occupanti alla rude legatura di una pecora, sbattuta per terra, e quindi sul tettuccio.
Due pecore assistono tranquille, la seconda viene acchiappata senza nessuna fatica, rivoltata anch'essa nella polvere, legata nelle zampe anteriori e posteriori, e quindi praticamente scaraventata sul tettuccio.
Perché la terza pecora non scappa, mi chiedo? Cinque minuti dopo, mentre sul tettuccio le tre pecore rimbalzano seguendo, forse, il principio della conservazione della quantità di moto ( ma non credo…su uno sterrato peruviano penso che il principio vada a farsi benedire…), rifletto sulla superiorità dell'homo sapiens sul genere animale, o, meglio sulla specie delle pecore.
1996, allenamento di calcio a 5. Da bravo allenatore, spiego che la massima frequenza cardiaca raggiungibile sotto sforzo è 200-età. I ragazzi ascoltano tranquilli, io impongo un ritmo indiavolato stando bene attento a non superare 190…
30 Giugno 2006, Rurec, quattro giorni dopo le pecore. Canalone di quarto grado, neve, freddo, saccone di venti kg. Venti metri più in su Pedeferri avanza senza ritegno, ovviamente siamo slegati, i passaggi sono scivolosi, uno sbaglio costerebbe un toboga di un centinaio di metri, e gloria alpinistica consegnata ai posteri. Siamo a 4500 metri, cerchiamo un bivacco, meglio lo sta cercando il Pedeferri, io da mezz'ora sono un automa, Pavan detto il Pavaz penso voglia morire, io, più cattolicamente, semplicemente bivaccare anche appeso a un costone. E' buio, la voce del Pedeferri risuona tranquilla e chiama, placca di terzo grado e vai col bivacco. Misuro le pulsazioni, sono a 190. Ho 41 anni… Dormirei senza mangiare, invece il Simone ci cucina addirittura.
Obiettivo? Tentare in stile alpino una bella parete granitica a 4750 metri…ma chissenefrega, penso mentre mi sdraio in discesa, partendo per una notte insonne e piuttosto fredda. (…)
Da “Mis Amigos”, di Silvano Arrigoni
(…)Inutile proseguire oltre anche perché abbiamo solo tre corde da 60 metri con noi e due le hanno già fissate ieri; scendiamo. Ci ricongiungiamo ai compagni li mettiamo al corrente dell'evoluzione della situazione e decidiamo la nuova strategia; la facciamo alla “dura”: chiodi da roccia, sei chiodi da ghiaccio, qualche barretta, niente tenda, niente sacco a pelo, niente fittoni da neve. La mattina risaliamo le tre corde fisse, recuperiamo gli zaini ora più umani e poi via verso l'alto in cordata a quattro. Resto per ultimo con il compito di recuperare il materiale e metto nel mio zaino uno scarpone di Lorenzo e una sua piccozza per dargli modo di salire da primo più velocemente. Traversiamo in salita verso sinistra per quattro lunghezze seguendo un facile canale, siamo sul III°/ IV° grado e allora tolgo le scarpette e metto gli scarponi in modo da scaricare un po' di peso dallo zaino che mi sta segando le spalle. Ogni tanto piovono sassi e me li prendo tutti: uno riesce anche a rompermi un'unghia. Verso sera raggiungiamo una cengia comoda e ci fermiamo a bivaccare; siccome ho già gli scarponi ai piedi vado a fare la “spesa” in un canale dove Lorenzo ha visto della neve per fare acqua. La notte è lunga e l'alba sembra quasi che non voglia mai arrivare: si parla, si fuma, si canta, si raccontano barzellette, si fa il tè, si ri fuma, si contano le stelle cadenti - ne conto una quindicina, poi mi stufo- C'è la luna piena e il tempo sembra stabile; il termometro segna - 5° C. Guardo il cielo, ora senza luna, e riconosco al rovescio le nostre costellazioni invernali: Cassiopea, le Pleiadi, Auriga con il suo Capretto, il Toro con il suo occhio e Orione con la sua cintura e la sua spada. Gli “amici” si burlano di me perché credono che sto dicendo un sacco di cazzate; ignoranti!
Da Golden Eagle, di Alex Huber
Il 29 di gennaio parto con Stephan Siegrist dal “Campo Bridwell” in direzione del “Campo dei Polacchi” proprio sotto la parete W dell'Aguja Demochada.
Alle sei del mattino successivo cominciamo ad arrampicare sulle placche basali e ci portiamo alla base dell'imponente pilastro SW dell'Aguja Demochada.
Questa maestosa torre granitica, salita per la prima volta da Jim Bridwell, deve il suo nome alla cresta sommitale lunga un centinaio di metri, perfettamente piana ed affilata come la lama di un coltello.
da “Stressful rain” di Roberto Iannilli
(…)Piove a giorni alterni, uno sì e l'altro pure e noi restiamo nella tendina high-tech, fatta apposta per l' alta quota, ma non per l' acqua alta. Infatti piove anche dentro, mentre il catino, perfettamente impermeabile, non fa filtrare una goccia e noi sembriamo due fessi in umido. Siamo alla quindicesima sosta, su una cengia e siamo stanchi di aspettare.
Il nostro progetto originario, una bella bigwall nella Miyar valley, è sfumato anche questa volta, il Miyar river ha detto no e si è portato via tutti i ponti e le passerelle della valle, impedendo di fatto l' accesso al campo base. Tenzin c'ha messo una toppa e ci ha portati in questa valle al detto: “Chandra valley, un posto che vi piacerà! belle pareti e poca pioggia, è una zona siccitosa”… pioveva al nostro arrivo e piove adesso! (…)
da Oltre la moda, di Alessio Roverato
(…)A guardarla da sotto, questa parete, le cenge pareva averle tutte al contrario…!
Incredibilmente troviamo un tiro con una roccia grigia fantastica, almeno una volta da essere sicuri o quasi di appigli e appoggi.
Mentre arrampichiamo vediamo che la luce del sole si sta spegnendo, alla fine siamo colti dal buio e non ci resta che bivaccare.
Non abbiamo mai fatto questa esperienza prima d'ora e di certo non siamo certo entusiasti di farla.
La cengia su cui siamo è abbastanza comoda, però da incoscienti abbiamo lasciato a casa il telo termico, siamo a 3000 metri ed il freddo è pungente.
Sopra di noi il colatoio terminale è parecchio bagnato e ciò di sicuro non ci rallegra.
Inizia una lunghissima notte, cerchiamo di scaldarci un po' sdraiandoci uno sopra l'altro ma serve solo a limitare i danni, poi il vento fa il resto.
Attesa. Attesa…(…)
dalla prima puntata della monografia sul Monte Bianco, di Davide Scaricabarozzi
Il 14 luglio 1865 Edward Whymper conquista il Cervino; negli stessi istanti in cui raggiunge la vetta, ad un centinaio di km di distanza, un gruppo di alpinisti inglesi sta risalendo faticosamente gli scoscendimenti al piede del Monte Bianco che da Entreves portano al ghiacciaio della Brenva.
Si tratta di A.W. Moore, G.S. Mathews, F. e H. Walker (quest'ultimo assieme a Melchior Anderegg salirà le Grandes Jorasses nel 1868), accompagnati dalle leggendarie guide Jakob e Melchior Anderegg di Grimsel con due portatori.
Non sono nuovi del massiccio, sono già diversi anni che esplorano il versante meridionale del Monte Bianco.
Tempo prima A.W.Moore, dalla cima del Mont Crammont, aveva studiato attentamente la parete individuando il suo punto debole in corrispondenza dell'evidente sperone destro; l'itinerario da seguire era evidentissimo e appariva abbastanza sicuro, l'unica incognita era rappresentata dalla barriera di seracchi all'uscita della via, appena sotto il Mur de la Cote. Valeva quindi la pena di tentare, la motivazione era fortissima: non esisteva ancora una via che portasse in vetta al Monte Bianco direttamente da Courmayeur.
Nel tardo pomeriggio raggiungono le rocce che oggi ospitano il Bivacco della Brenva e congedano i portatori.
Dopo un breve riposo in piena notte si mettono in marcia e, risalendo con difficoltà il crepacciatissimo ghiacciaio della Brenva, raggiungono col sole già alto un modesto colle (l'odierno Col Moore) ai piedi della colossale parete. Scalano uno spigolo di rocce ripide superando un difficile camino e raggiungono la sommità del contrafforte che sostiene il lungo pendio
L'ambiente che li circonda è selvaggio, anche i due Andregg avvezzi all'ambiente rimangono colpiti dalla grandiosità di questo versante. Per raggiungere il pendio devono superare una sottilissima crestina di neve dall'aspetto decisamente scoraggiante; sulla destra un ripidissimo imbuto ghiacciato precipita vertiginoso per svariate centinaia di metri (la coluoire Gussfeldt), a sinistra le cose non sono tanto diverse: il toboga di ghiaccio è sostituito da un ginepraio di rocce e canali altrettanto ripidi.
Melchior Andregg non si perde d'animo, cavalca letteralmente la crestina menando dei gran fendenti con la piccozza e raggiunge dopo una ventina di metri il pendio nevoso. Assicurati dalla forte guida tutti i membri della cordata raggiungono un terreno più favorevole.
La pendenza è intorno ai 45° e il pendio è a tratti ghiacciato, all'epoca non si usavano i ramponi e le due instancabili Guide intagliarono migliaia di gradini nel ghiaccio a beneficio dei loro clienti.
La serracata incombe sulle loro teste come una spada di Damocle non fosse altro che per la terribile incognita che rappresenta. La salita è faticosa e il pendio molto lungo, interrotto spesso da crepacci, sembra non finire mai.
Melchior punta direttamente ad un affioramento roccioso che sembra sostenere la cascata di ghiaccio: è la chiave di volta della salita.
6.2.07 - Koyamada propone 8C/+ per Babel
Pochi giorni or sono Dai Koyamada ha chiuso un progetto aperto da tre anni, per il quale propone il grado boulder 8C/C+. Si tratta di 30 movimenti da concatenare in 12 metri, tutti di tetto. Il nome del problema è Babel. Dai attende ripetitori per confermare la gradazione.
1/2/07 - Gildea continua a scalare vette inviolate in Antartide
Damien Gildea e la sua spedizione hanno salito anche il Mt. Anderson (4.254 metri), la vetta inviolata più alta dell'Antartide, in 13 ore di scalata. La zona è quella della Sentinel Range, in Antartide. Nelle settimane scorse, la spedizione aveva salito altre vette, tutte di quota piuttosto elevata, come il Mt. Bentley di 4.137 metri, il Mt. Press, il Wrong Peak ed altre. Forse in marzo una nuova mappa della zona.
12.1.07 - I Ragni di Lecco verso il Piergiorgio
A sessant'anni dalla loro fondazione, i famosi Ragni di Lecco lanciano due sfide alla Patagonia australe: la Nordovest del Cerro Piergiorgio e il Pilastro sulla Ovest dell'Aguja Mermoz, due pareti inviolate. Cristian Brenna, Giovanni Ongaro e Matteo Bernasconi accompagnati dagli "stranieri" Hervè Barmasse (valdostano) e Dante Barlascina (valtellinese) partiranno tra una settimana per il Piergiorgio, mentre ad attaccare la Mermoz saranno Simone Pedeferri e Adriano Selva.
Barmasse, già sulla nordovest l'anno scorso con Up Project, ha dichiarato, in un'intervista rilasciata a montagna.tv, che quest'anno tenterà "di portare a termine la via Casimiro Ferrari, che si trova al centro della parete e a destra della Gringos Locos. L'inizio sarà in artificiale, poi salendo l'arrampicata sarà simile a quella dell'anno scorso perchè la conformazione rocciosa è, ovviamente, la stessa."
11.1.07 - Dave MacLeod chiude un 8b+ trad o E10 7b
Dave MacLeod ha chiuso un'altra dura via trad, gradata 8b+ o E10 7b, a Frogatt Edge. La via si chiama Blind Vision. Questa conferma arriva dopo l'exploit dello scorso aprile quando aprì quello che da tutti ormai viene indicato come il primo 8c+ trad (E11) del mondo.
10.1.07 - Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi per Patagonia e Montenegro
Leggiamo sul sito del parco che "dopo il gemellaggio tra il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, l'Università di Magallanes ed il Parco cileno di Omora, stipulato lo scorso anno grazie ad un’iniziativa promossa dell'Assessore ai flussi migratori della Regione Veneto, Oscar De Bona; partono nel 2007 le prime iniziative a sostegno di questa delicata regione australe. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi lancia infatti una campagna per la raccolta di fondi da destinare al Parco di Omora. E’ previsto l’allestimento di una mostra fotografica itinerante sulla flora, la fauna, i paesaggi, la gente della Patagonia argentina e cilena. La mostra sarà inizialmente esposta al Centro Visitatori di Pedavena, per poi proseguire in un tour attraverso i 15 Comuni del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Le donazioni raccolte tra i visitatori dell’esposizione fotografica; il ricavato della vendita di cartoline che riproducono le immagini esposte; ulteriori risorse finanziarie messe a disposizione dall'Ente Parco e da altre amministrazioni pubbliche, confluiranno in un fondo che servirà a realizzare una serie di progetti di conservazione, che saranno concordati con i donatori e continuamente monitorati nel tempo. Confidando che il cambio favorevole all'euro consenta, anche con somme relativamente modeste, di realizzare importanti iniziative di protezione della natura all'altro capo del mondo. Quale primo contributo alla campagna di sensibilizzazione alla conoscenza della Patagonia, sul numero di gennaio del mensile "Plein Air" è stato pubblicato un ampio servizio sulle terre australi dell'Argentina curato da Nino Martino, Direttore del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. L’altro progetto di cooperazione internazionale riguarda invece il Parco del Durmitor, nella Repubblica balcanica del Montenegro. Grazie ad un finanziamento della Direzione Relazioni Internazionali, Cooperazione Internazionale, Diritti Umani e Pari Opportunità della Regione del Veneto il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi realizzerà un progetto per il rafforzamento istituzionale del Parco del Durmitor e la promozione di attività socio-economiche. Il Parco del Montenegro è stato istituito nel 1952, ha una superficie di 31.200 ha ed è inserito nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO dal 1980. Il progetto, che vede anche il coinvolgimento dell’UNESCO e della onlus I.R.A.S.D.I. (Italian Research Association for Sustainable Development Initiatives), prevede una fase iniziale di rafforzamento istituzionale del Parco montenegrino, attraverso lo scambio di esperienze con il Parco delle Dolomiti Bellunesi, che ha caratteristiche morfologiche e dimensioni similari. Sono inoltre previste attività per lo sviluppo socio-economico dell’area, attraverso il coinvolgimento di Associazioni locali di donne della municipalità di Zabljiac (che si dedicheranno ad attività di sartoria artigianale), il sostegno ad attività di microcredito, l’innovazione attraverso l’uso di nuove tecnologie nel settore del turismo e dell’agricoltura.
22.12.06 - Harald Berger non c'è più
La notizia è di quelle veramente scioccanti. Ci è voluto un po' per riordinare le idee dopo averla letta. Harald Berger è morto mercoledì scorso mentre si stava allenando in una grotta di ghiaccio che ad un tratto è crollata sopra di lui.
Il grandissimo ghiacciatore ed alpinista austriaco, 3 volte vincitore della Coppa del Mondo di ghiaccio, è rimasto sepolto sotto il crollo mentre tre suoi amici sono fortunatamente rimasti illesi.
La grotta si trovava a Hintersee Flachachau, Austria. Di recente Harald aveva salito, insieme a Florian Scheimpflug, Tom Sobotka e Ondra Benés, una dura via multipith in Madagascar sull'immane parete dello Tsaranoro ("Short Cut", 7c+, 750m).
14.11.06 - Grandi ripetizioni in falesia e montagna
Queste ultime settimane sono state davvero ghiotte per chi segue giornalmente le news dal mondo dell'arrampicata come facciamo noi. Cominciamo con una notizia veramente strepitosa, che riguarda il giovanissimo fenomeno ceco Adam Ondra. Questo tredicenne ormai famosissimo nel mondo per le sue ripetizioni in falesia sempre col numero 8 davanti, ora passa di grado e piazza addirittura un 9a! La via è Martin Krpan, nella grandiosa palestra di roccia di Misja Pec, Slovenia. La via fu aperta nel 2001 da Jure Golob.
Recentemente, sempre in falesia, c'è stato l'ottimo exploit di Andreas Bindhammer che ha ripetuto Abysse 9a/a+ (Gorges du Loup, Francia). Un tempo la via era gradata 9a ma durante i tentativi di Andreas si sono rotti due appoggi molto importanti. Il tedesco ha infatti dichiarato che "senza i due appoggi che si sono rotti mentre la provavo, credo sia un 9a molto difficile, direi un 9a/a+...".
Passiamo ad un ambiente più "montano". Il 17 ottobre Mario Prinoth ha fatto la prima ripetizione di "Solo per vecchi guerrieri" (200m per 4 tiri di corda). La via, di recente aperta e liberata da Manolo sulla parete de "El Colaz" sulle Vette Feltrine, era stata valutata con un tiro di 8c+/9a. Pinoth sembra essersi limitato a piazzare la prestazione, senza sbilanciarsi troppo sul grado.
Infine eccoci in Pakistan, dove 3 austriaci hanno ripetuto per la prima volta la via di Bubu Bole sulla Shipton Spire, Women and Chalk. La via aveva fatto scalpore nel 2001 perchè fu aperta a-vista dal formidabile triestino usando protezioni veloci e valutando il tiro chiave 8a.
16.10.06 - Grandi incontri a Chies, 15-27 ottobre
Dal 15 al 27 ottobre si svolgerà la 5. edizione di “Chies e le sue montagne”, manifestazione nata con l’intento di conciliare la passione per la montagna con quella per i piccoli paesi e i momenti di semplice convivialità tipici della cultura alpina.
Nel comune dell’alto Alpago ospiti e pubblico si incontreranno nelle osterie, nei ristoranti tipici e nelle sale frazionali per discutere di montagne e uomini, alpinisti e avventure, il tutto con un piglio rustico e umano, nell’ottica di ospitare anche grandi personaggi senza troppa retorica o pomposa ufficialità.
Programma
DOMENICA 15 ottobre
Montagne ed extraterrestri
Maurizio “Manolo” Zanolla e le sue arrampicate funamboliche nelle Pale di San Martino
Ore 21.00 Lamosano: Scuole Medie
[con la presenza del Coro P. di Lamosano].
LUNEDI 16
Montagna tra fascino e insidie
Le valanghe: a cura del Servizio Meteomont del Comando Truppe Alpine.
Lo scialpinismo sui monti dell’Alpago: intervengono Alessandro Zanon e atleti del Dolomitiski-Alp
Ore 21.00 Codenzano: Bar “da Giosuè”
MERCOLEDI 18
Nuove generazioni per vecchi sogni
30 luglio 2006 - 1.a ripetizione via Diretta del Gran Diedro al Col Nudo…
Alessandro Baù e Alessio Roverato 25 anni dopo sulle orme di Miotto e Saviane
Ore 21.00 Chies: Sala Frazionale
[a fine serata inaugurazione di un murale commemorativo]
VENERDI 20
Montagna d’altri tempi
La Scuola Bellunese e gli anni d’oro dell’alpinismo: intervengono Loris De Moliner, Gianni Gianeselli, Bepi Pellegrinon e Piero Sommavilla.
Ore 21.00 San Martino: Locanda “da Aldo”
[presenza del Coro M. Dolada]
DOMENICA 22
La montagna: meraviglia del creato [escursione]
S. Messa sul Monte Antander (m. 2184) con posizionamento di una croce (opera “Orso Grigio”).
Celebra Don Rinaldo Ottone; guida il percorso il CAI (sottos. Alpago).
Ore 7.30 ritrovo in Malga Pian Formosa. Pranzo ore 14.
[in caso di maltempo, rinvio a domenica 29. Informaz.: 349-7105887]
GIOVEDI 26
Alpinismo invernale
La leggendaria Triade invernale sulla Nord del Sassolungo: incontro con Toni Zuech (e l’attuale compagno di cordata Alessandro Da Rold)
Ore 21.00 Funes: ristorante “da Ciotto e Nenè”
VENERDI 27
Il vivere in montagna: alpinisti e parlamentari a confronto [tavola rotonda]
Alpinisti: M. Dell’Agnola, L. De Moliner, I. Piussi, B. Saviane, R. Sorgato.
Parlamentari: M. Fistarol, M. Paniz.
Ore 18.00 Agriturismo Malga Cate
[…a seguire…]
Montagne e melodie
Concerto del Brass&Rie Quintet: Andrea Gasperin - Roberto Zanon (tromba), Andrea D’Incà (trombone), Massimo Zanolla (Corno), Marco Giubini (tuba).
Interventi della poetessa Grazia Costa. Diapositive a cura di Francesco Cerpelloni.
Ore 21.00 Irrighe: Chiesa parrocchiale
Per ulteriori informazioni contattare il num. 349-7105887 (Gianluca)
3.10.06 - Ottimi risultati sportivi nel mondo verticale
Partiamo da Kilian Fischhuber che ha appena fatto l'ottava ripetizione di Action Directe, il 9a più famoso e ammantato di mito del mondo. Il ragazzino terribile Adam Ondra centra invece il suo sesto 8c+, Vanquish in Frankenjura. Verso fine settembre si è avuto poi il nome della dodicesima donna ad avere salito un 8c: Barbara Raudner su Keitos Palast, in Höllental. Il Club ormai comincia ad essere affollato! Un'altra donna, la campionessa Angela Eiter, ha fatto l'on sight di una via di 8b.
Forse la notizia più clamorosa che sta girando nei siti di tutto il mondo è, però, quella che riguarda Chris Sharma, il quale ha risolto il suo progetto di Deep Water Solo (DWS), a cui si fa riferimento come Arch project sull'Arch Es Pontas, al largo della costa est dell'isola di Maiorca. Il grado sembra sia estremo, intorno al 9a o addirittura 9a+. In questo stile sarebbe una prima assoluta. Staremo a vedere.
2.10.06 - Libera per Bubu Bole della Larcher-Vigiani
Apprendiamo che lo scorso 10 settembre, Mauro "Bubu" Bole ha centrato la salita in libera, tutta da capocordata e senza mai cadere, della "Larcher-Vigiani" alla Punta Penia, sulla Sud della Marmolada. Il tutto con una corsa di 13 ore in compagnia di Jenny Lavarda. Questa via molto nota conta 13 lunghezze per una difficoltà massima di 8a (7b obbligatorio).
Bubu ha dichiarato che "si tratta di una vera e propria big wall alpinistica. Difficoltà di 8a a 3000m su una grande parete come la Marmolada, con quasi tutte le lunghezze che mettono in gioco un grande impegno psicologico e dove "engagée" non è una parola vuota, ti fanno vivere un'esperienza che sarebbe riduttivo considerare solo di arrampicata sportiva. Su questa via si affronta l'alta difficoltà in roccia in una dimensione che è propria dell'alpinismo"
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