In libreria “Wild Dolomiti”, guida per intenditori di montagna

Scrive Luca Visentini nella sua presentazione: “C’è un modo tradizionale di andare in montagna che sorprendentemente sopravvive. Chi lo pratica, poi, giù a valle o in città, si cerca, si riconosce. (…) Per questo tipo di ascensioni e di escursioni occorrono capacità d’intendere e valutare il terreno. Un’apertura della mente. Idee. Nulla di proibitivo, però. Mica roba da supereroi. Semplicemente, gli ultimi venti o trent’anni di business turistico hanno addomesticato gran parte delle Dolomiti. Così che ci si rifugia e ci si perde volontariamente, si resiste e si va fuori pista anche d’estate. Si cammina e si scala con le gambe, la testa e l’istinto ritrovato.

Uno degli autori lo conosciamo personalmente per averci fatto due belle ascensioni in passato, per averne apprezzato da tempo il sito internet e le scelte escursionistico-alpinistiche. Una garanzia, quindi.

Riportiamo l’esaustiva introduzione alla guida.
“Osservate una montagna, e provate a ricercare su di essa un itinerario, un percorso che assecondi i suoi elementi naturali, un percorso che raggiunga la cima, che unisca due forcelle, che attraversi la parete per cenge. Cercate di farlo immaginando poi di doverlo percorrere e cercate di ritagliarlo il più vicino possibile alle vostre capacità. Non ha nessuna importanza se poi scoprirete che è già stato percorso, come quasi sempre accade, ma nel momento in cui lo avete immaginato in modo indipendente avrà per voi il valore dell’originalità e della scoperta. Forse questa è la sintesi ultima del nostro modo di frequentare la montagna in questi ultimi quindici anni. Molti altri hanno già fatto proprio questo atteggiamento con risultati di valore alpinistico ed escursionistico di assoluta eccellenza. L’ambizione di questa raccolta non è certo quella di competere con dei veri maestri in questa disciplina, ma piuttosto quella si suggerire una traccia ed avvicinare a questo percorso tutti gli appassionati che finora non hanno mai pensato di affrontare la montagna sotto questa dimensione. Uscire dai percorsi segnalati, anche se di poco, insegna a muoversi in modo differente, spesso più lentamente, prestando più attenzione alle linee della montagna, a valutare con più attenzione le condizioni meteo, insegna ad orientarsi, a capire, indovinare e ricercare il passaggio, in definitiva insegna il sapore della libertà che deriva dall’autonomia. L’invito e dunque quello di darsi queste nuove regole di gioco dove la reale difficoltà è quella di riconoscere i propri limiti e valutare correttamente se forzare o frenare le proprie ambizioni.
Le escursioni proposte presentano una gamma di difficoltà abbastanza varia, non tanto per l’aspetto tecnico di arrampicata, raramente superiore al II grado della scala alpinistica classica, ma piuttosto in relazione alla qualità del terreno da affrontare, in assenza di tracce ben marcate e spesso di qualsivoglia segnalazione apportata dall’uomo.
Tali fattori, a volte combinati assieme, richiedono in generale autonomia di orientamento, capacità di valutare l’evolversi delle condizioni meteorologiche, oltre che una buona preparazione a muoversi su terreni non segnati e talora insidiosi. Infine l’adeguata preparazione fisica, che aiuta non poco nel momento in cui si affrontano le difficoltà, ma soprattutto deve consentire di gestire eventuali emergenze con l’adeguata energia e lucidità.
Nella descrizione delle escursioni si è preferito non riportare sistematicamente la stima dei tempi di salita e discesa, ritenendoli troppo soggettivi e legati a fattori ambientali mutevoli. Come base molto generica si consiglia di considerare non più di 400 metri di dislivello l’ora in salita su terreno facile e perlomeno dimezzare tale stima ove siano previste manovre di corda. L’utilizzo della corda per dare sicurezza in alcuni tratti, principalmente in discesa, è un aspetto estremamente soggettivo, suggerito nelle descrizioni e lasciato alla valutazione individuale, ma quando applicato deve essere assolutamente fatto con competenza ed in sicurezza.
Non si troveranno neppure indicazioni puntuali sulla presenza d’acqua, preferendo farvi cenno solo quando le peculiarità dell’itinerario e la lunghezza dell’escursione ne suggeriscano la menzione. La durata comunque limitata delle escursioni le rende affrontabili con la normale quantità d’acqua giornaliera trasportabile nello zaino.”

AUTORI: Francesco Bonin (1970) Adria, Alberto Losso (1968) Ponte nella Alpi e Michele Tomè (1967) Vittorio Veneto, intrecciano le loro amicizie durante il periodo universitario a Padova. Per tutti la passione per la montagna ha radici remote e percorsi individuali diversi, ma è dal 1996 che il gruppo si consolida attorno ad un’idea di frequentazione della montagna che è maturata così come la trovate descritta in questo libro.

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Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

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