Parete dei Falchi – la falesia multipitch di Belluno

Guardandola dalla riva del dirimpettaio fiume Piave, questa imponente parete di fondovalle potrebbe fare una certa impressione al classico climber abituato alle falesie di 20 o 30 metri d’altezza. Potrebbe incutergli un certo rispetto, ma anche fargli pregustare il grande senso di vuoto che si proverà già dal secondo tiro di ogni via. Già, perché su questa struttura calcarea di quasi centocinquanta metri, il piatto forte sono le vie sportive di più tiri. Striata di nero, con una serie di pance e strapiombi pronunciati, solcata da caratteristiche fessure regolari e offesa in più punti da nicchie e grotte enormi, essa emerge dal verde di un bosco di noccioli e porta il nome di un rapace che è facile incontrare da queste parti: si chiama, infatti, Parete dei Falchi. L’arrampicata che qui s’impone, molto tecnica, di aderenza e di equilibrio, obbliga a cercare movenze eleganti, a sfruttare le possibilità del corpo nel suo complesso più che quelle dei muscoli, mentre la giornata scorre tranquilla fino all’ultimo raggio di sole che anche la sera non risparmia di dorare questa roccia. La parete fu vinta per la prima volta nel 1965 da due bellunesi, Renzo Timillero e Gianni Gianeselli, lungo quella che oggi tutti chiamano “Via dei Veci” e che attacca a sinistra di un evidentissimo pilastro staccato alto una trentina di metri. In seguito, l’attività esplorativa riprese nel 1977 con un crescendo che portò alla realizzazione di ben dieci itinerari e alcune varianti, nonché di una via ferrata per agevolare il ritorno agli attacchi. Sei delle nuove vie furono tracciate dalla cordata Dorotei-Gianeselli, mentre la più ardita per i passaggi in libera fu opera dalla coppia Manolo-Da Pozzo. Nella fase successiva di sviluppo si confermarono Soro Dorotei e Gigi Dal Pozzo. Nel 2002 tutte le vie sono state richiodate a spit e la parete si è tramutata in un vero e proprio luna-park per climber, tutto da riscoprire e da vivere. La discesa dalle vie è facilitata da veloci linee di calata in doppia e alla base della parete sono presenti alcuni cavi metallici nei punti più pericolosi. L’esposizione è a sud-ovest e la roccia è per lo più buona, in qualche caso intrusa di cristalli molto abrasivi, ma va posta attenzione al possibile distacco di pietre, il che consiglia l’uso del casco. Va tenuto ben presente che qui l’ambiente somiglia più a quello di una montagna che a quello di una banale falesietta di monotiri. Per le salite sono necessari una quindicina di rinvii.

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Tutte le info aggiornate su questa falesia e su altre 38 le trovi nella nuova GUIDA ALLE FALESIE di Belluno, Alpago, Val Cellina, Feltrino, Valle del Piave (ediz. 2.0) – di Luca Bridda. La guida è disponibile per la vendita online su www.amazon.it e www.lulu.com. La guida costa 16 euro.
Contenuti: Parete dei Falchi, zona boulder di Soverzene, Passerella, Socchèr, Val Gallina, Mas-le Masiere, zona boulder del Mas, Le Rosse, Rif. Settimo Alpini, Malcom, Palazzetto di Longarone, Terrazza sul Lago, Cornolade, Quantìn classica e nuova, Ronce, Polpèt alta e bassa, Cajàda, Carota, Val d’Oten, Erto Big e No-big, Casso, Compol, Cellino, Parete dei Sediei, Stretto delle Gote, Rif. Pordenone, Podenzoi, Igne, Fonzaso, area boulder della Val Scura, Tarzan Wall, Ceresera, San Mamante, Val Bruna, area boulder di Claut, le Perine (Feltre), Fadalto Basso, Monte Teverone, Torrente Maè.
GUIDA ALLE FALESIE di Belluno, Alpago, Val Cellina, Feltrino, Valle del Piave
GUIDA ALLE FALESIE di Belluno, Alpago, Val Cellina, Feltrino, Valle del Piave

 

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Accesso
E’ possibile arrivare alla palestra sia da Soverzene sia da Paiane, due frazioni vicine a Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno.
– Quanto al primo accesso, da Ponte nelle Alpi si prosegue in direzione Longarone per due chilometri circa, quindi si svolta a destra verso Soverzene. Appena superato il ponte sul Piave si parcheggia e si imbocca un percorso sterrato, a volte scavato nella roccia, che segue il corso del fiume verso valle.
Pietro della Putta lungo la Via Diedro (foto Filippo Tosoratti)
Dopo alcuni minuti s’incontra un secondo breve tratto di sentiero scavato nella roccia, ove partono le vie del “Settore liquame”, sotto il quale è presente un’area dedicata al bouldering. Qui già si può vedere in tutta la sua imponenza la Parete dei Falchi.
Proseguendo lungo il sentiero si rientra nel bosco dove, dopo poco, si stacca a sinistra una traccia che sale ed in breve porta alla parete (15 minuti complessivamente).
– Quanto al secondo accesso, esso è ora reso più lungo dopo la costruzione di una pista ciclabile vieta al transito delle auto. Da Ponte nelle Alpi si guida verso il lago di Santa Croce fino a Cadola, girando poi a sinistra per Paiane. Davanti all’albergo al Primo Novembre (giusto prima del ponte) si parcheggia e si imbocca a piedi la strada a sinistra che fiancheggia il canale. Dopo 500 m si abbandona la principale e si prosegue per una stradina secondaria che ben presto diventa una ciclabile a due corsie. La si segue sino ad una piccola centrale ENEL (qui il canale sbuca da una galleria). Si arriva al manufatto abbandonato della vecchia passerella dell’ENEL (falesia della Passerella), si prosegue per il sentiero che ne segue lo sviluppo standovi qualche decina di metri discosti. Al termine della passerella si procede nel bosco per poche decine di metri finché non si nota sulla destra una traccia che, in salita, porta alla base della Parete dei Falchi (in questo caso 20 minuti circa).
Le vie che si trovano a destra rispetto alla “Via dei Veci” sono raggiungibili in 5 minuti per sentiero attrrezzato (fare molta attenzione!).

Discesa
Per scendere, una volta fuori dalla parete, si consiglia di percorrere la traccia nel bosco verso sinistra per alcuni minuti; l’accesso alla prima doppia (albero con catena) è evidenziato con segni rossi sugli alberi ed è circa sulla verticale della via “Diedro”. Per le doppie (6) sono sufficienti corde da 50 m.

Le vie (da sinistra a destra fino alla Via dei Veci)

1. Dum/Dum – 2 tiri: 7b; 6c
– Collegamento “Six/seven”-“Dum/Dum” (10 m) ?
2. Six/seven – 5 tiri: 6b+; 6a+; 6c; 6c; 6c
3. Ballerina – 3 tiri: 7a+; 7a+; 7b
4. Niente in tutto – 2 tiri: 7a+; 6c
5. Metastasi diffuse 7b
6. Diretta Ballerina ?
7. Diedro – 4 tiri: 6b; 6a+; 6a; 6a
8. Uscita dalla cengia sommitale 5c
9. Variante sferica – 3 tiri: 6c; 7b; 6b
– Raccordo “sorci verdi”-“ variante sferica” 6c
10. Sorci verdi 6b+
11. Ha/Ha 7b+
– Raccordo “Variante sferica”-“Grandi labbra” 5 m facili
12. Grandi labbra – 4 tiri: 6b; 6a+; 6a; 5b
13. Erto1 6c
14. Erto2 7a+
15. Long Hyland – 2 tiri: 6c; ?
16. La creatura – 2 tiri: 6c; 6a+
17. Variante sx primo tiro di Satanasso 6c+
18. Satanasso – 4 tiri: 6a+; 6c+; 6b+; 7a+
19. Tolleranza zero – 2 tiri: 7a+; 6b+
20. Variante Timillero – 3 tiri: 7b+; 7b; 6a
21. Via dei veci – 8 tiri: 6a; 6a+/A0; 6b+; 6a; 6a+; 5c; 5a; 5a
22. Variante iniziale “Via dei veci” 5b
23. Variante finale “Via dei veci”– 2 tiri: 6c+; 6a

Le vie della parte destra della parete (da sinistra a destra)

1. Alberello – 5 tiri: 6c+; 6a; 6b; 6b; 6c/6c+
2. Variante iniziale Alberello 5b
3. Variante intermedia Alberello 6c+
4. HIV positivo – 3 tiri: 6b/A0; 6c+; 7a
5. Pensieri interrotti – 3 tiri: 6c+; 6a; 6a
6. Variante d’uscita a sinistra 7a+
7. Variante d’uscita a destra 5c
8. Phoenomena – 2 tiri: 6c; ?
9. Camino – 4 tiri: 6a+; 6a+; 6a+; 6b+
10. Ke panza 7b+
11. Ke tennica 6c+
12. Tetto maledetto 7b+/7c
13. Mutter automatica 7b+
14. Neruda – 3 tiri: 6b+; 6c+; 6c
15. Diretta Neruda 7b
16. O’ pazzo 6b+
17. Pablo 7a
18. Caimani 6c+/7a
19. Decollo in ammollo 7c+/8a
20. Tigri contro negri 7c
21. Donne contro squali 7c
22. Senza nome ?
23. Senza nome 6c

Le vie più ripetute della parete (da sinistra)

Diedro
Via storica di quattro tiri, ben chiodata a spit con difficoltà piuttosto omogenee. Il tratto più impegnativo arriva subito, lungo la prima lunghezza di corda. Si attacca poco a sinistra della via Grandi labbra, in corrispondenza del nome, si supera una placca e si prosegue in diedro, con diversi passaggi tecnici (6b). Sul secondo tiro, sempre tecnico e delicato, in qualche caso col piede in aderenza, la difficoltà cala leggermente portandosi sul 6a+. Il terzo tiro ha prese più marcate (6a), il quarto è assai divertente, sempre sul livello 6a.

Grandi Labbra
Grandi labbra è probabilmente la via più ripetuta della Parete dei Falchi, con difficoltà anche in questo caso tra il 6a e il 6b, e prende il nome dalla conformazione del grande buco che sta nella parte alta della via. L’attacco è contrassegnato dal nome sulla roccia e, come per la via Diedro, il primo tiro è anche il più impegnativo (6b). Si risale un diedro e si prosegue per una fessura. Con il secondo tiro le difficoltà calano leggermente (6a+) e con il terzo, che parte dalla grotta di cui sopra, ancor di più (6a). L’ultimo tiro (5b) è composto da una breve placca che conduce al termine della via.

Satanasso
Questa è la via di Manolo e Da Pozzo, bellissima, tecnica e atletica insieme, su roccia ottima. La richiodatura l’ha resa perfetta per l’arrampicata sportiva. Dall’attacco, posto salendo a destra del cartello esplicativo della parete, si arrampica per una placca, obliquando decisamente verso sinistra, puntando al diedro del secondo tiro (6a+). Si risale il diedro, leggermente strapiombante e con qualche movimento dinamico (6c+), cui segue la terza lunghezza di 6b+. Il quarto tiro è segnato da uno strapiombo appigliato ma duro, cui segue un traverso a sinistra, arrivando alla sosta di Grandi labbra (7a+, azzerabile).

Via dei veci
Questa via è opera di Timillero e Gianeselli ed è stata la prima a solcare la parete, vincendola praticamente al centro e sfruttandone in gran parte i punti deboli. Si attacca a sinistra di un evidentissimo pilastro staccato, su dritti lungo la fessura che lo separa dalla parete vera e propria, per una trentina di metri (6a, molto divertente). Ora arriva il tiro chiave (che in libera richiede di padroneggiare gradi elevati ma che i mortali risolvono con un 6a+/A0): si percorre il diedro (faticoso, attenzione) e poi la parete successiva, sotto uno strapiombo. Si va a sinistra in strapiombo (6b+) e si prosegue oltre, più facilmente. Ci si porta sotto una rampa e la si risale (6a+). Col progredire della via la chiodatura si fa più lunga ma le difficoltà calano (5c e poi 5a), alla roccia s’alternano tracce di sentiero e erba. Ci si assicura anche con fettucce e anelli di cordino alle piante. Si incrocia e si segue quindi il sentiero principale, abbandonandolo poco dopo per seguire dei segnavia su tronco che portano ad un albero con catena da cui ci si cala (6 doppie). Fare attenzione alla roccia lungo la via perché potrebbero staccarsi delle grosse pietre. In particolare su questo itinerario ci vuole un approccio sicuramente più alpinistico.

In zona c’è anche la palestra di roccia della Passerella e la zona boulder.

Per la redazione di questo testo si è debitori delle informazioni fornite dal climber e alpinista bellunese Gianni Saltalamacchia oltre a quelle desunte dall’articolo di Soro Dorotei “Arrampicate sulla Parete di Soverzene” apparso su “Le Dolomiti Bellunesi” nel 1981.

Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 15 anni nel settore human resources e nel settore web marketing/vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da venticinque anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

2 pensieri riguardo “Parete dei Falchi – la falesia multipitch di Belluno

  • 29 ottobre 2015 in 9:37
    Permalink

    Articolata e selvaggia come piace a noi delle Alpi Giulie…
    Salii diversi (ormai molti) anni fa Grandi Labbra, ma ricordo ancora la sensazione sfidante di esposizione e grandezza come normalmente si prova solo in Parete.
    Il tutto a portata di auto e nel contesto relativamente protetto di una falesia.

    Risposta
    • Luca Bridda
      29 ottobre 2015 in 9:45
      Permalink

      Sì, la Parete dei Falchi è in gran parte chiodata come una falesia ma dà sensazioni un po’ da montagna. Grandi Labbra è un vero classico. Molto bella anche l’altra classica, Diedro, e la via di Manolo (Satanasso).

      Risposta

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