La falesia del Mas – le Masiere

Nella Valle del Piave, a 10 km da Belluno e a 25 da Feltre, c’è un luogo dall’ambiente singolare dove l’arrampicata è praticata sin dai tempi di Attilio Tissi: la falesia del Mas. Essa è costituita da enormi massi, alti fino a 20 m, che si trovano sparpagliati qua e là in una larga spianata al cospetto della giallastra parete della Palazza. Questi massi hanno le facce estremamente lisce ed una roccia davvero particolare, almeno per queste zone. Sono moltissimi, di forme e dimensioni le più varie, a formare un caos di grande suggestione.

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Contenuti: Parete dei Falchi, zona boulder di Soverzene, Passerella, Socchèr, Val Gallina, Mas-le Masiere, zona boulder del Mas, Le Rosse, Rif. Settimo Alpini, Malcom, Palazzetto di Longarone, Terrazza sul Lago, Cornolade, Quantìn classica e nuova, Ronce, Polpèt alta e bassa, Cajàda, Carota, Val d’Oten, Erto Big e No-big, Casso, Compol, Cellino, Parete dei Sediei, Stretto delle Gote, Rif. Pordenone, Podenzoi, Igne, Fonzaso, area boulder della Val Scura, Tarzan Wall, Ceresera, San Mamante, Val Bruna, area boulder di Claut, le Perine (Feltre), Fadalto Basso, Monte Teverone, Torrente Maè.
GUIDA ALLE FALESIE di Belluno, Alpago, Val Cellina, Feltrino, Valle del Piave
GUIDA ALLE FALESIE di Belluno, Alpago, Val Cellina, Feltrino, Valle del Piave

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Questa falesia c’è chi la adora e chi la odia: si tratta infatti di un luogo appartato, un po’ per solitari, assolutamente provinciale, certamente demodé. Qui non si sente vociare in inglese, in tedesco o in altre lingue straniere. La fa da padrone il dialetto bellunese spesse volte condito da clamorose bestemmie ben scandite durante i duri passaggi di blocco.
Quando, di domenica, la vicina cava è silente, solo i cinguettii degli uccelli e il ronzio degli insetti si levano in quest’oasi rinchiusa in se stessa. I sassi, infatti, sono immersi in un intricato e stepposo bosco di noccioli, abeti e ginepri, da cui emergono solamente con le piatte cime, ove è piacevole consuetudine consumare al sole una veloce merenda o schiacciare in solitudine un pisolino, per ritemprare non tanto gli avambracci quanto le dita e le piante dei piedi, qui molto sollecitate dall’arrampicata.
Compattissimo e con poche asperità, questo calcare insegna ad arrampicare meglio di un maestro in carne ed ossa in quanto obbliga a mettere in gioco qualità che poi risultano necessarie nel bagaglio di base di ogni buon climber: precisione di piedi, senso della posizione, respirazione coordinata al movimento. Su queste pareti non basta allenare i muscoli ed imparare bene laterali e lolotte per piazzare la prestazione…ed il grado non è mai regalato.

Da un masso all’altro corrono scomodi sentieri ingombri di pietrame; certi punti sono umidi e macchiati di muschio, hanno l’aspetto di imboccature di grotte, espirano aria fredda. Notevole è l’escursione termica tra l’attacco di “Fronte del fuoco” e quello della vicinissima “Renegade”! Se un rinvio o una scarpetta sfuggono di mano, si corre il rischio di doverli recuperare con fatica nei buchi tra un macigno e l’altro.
In effetti però, tutto questo nulla toglie al piacere di arrampicare sempre al limite di posizioni d’equilibrio (qui “equilibrio” è l’assoluta parola d’ordine…), con le punte delle scarpette aggrappate ad impercettibili asperità, le dita sempre arcuate ed il bacino costantemente incollato alla parete.
Durante l’inverno l’umidità ed il freddo limitano le possibilità di esprimersi al meglio ma in estate le condizioni divengono ideali. Difficile soffrire il caldo mentre si arrampica sotto una volta formata da due roccioni di 20 m, appoggiati uno addosso all’altro. Impossibile che il compagno che ti fa sicura, all’ombra del fogliame, si possa lamentare perché si sta cuocendo mentre tu fai un resting ad ogni spit. Inoltre, per il fatto che si arrampica su sassi, si hanno a disposizione pareti su tutti i versanti e questo, com’è logico, fa assai comodo nelle stagioni in cui il sole martella di più. In generale prevalgono le placche appoggiate o verticali, su appigli naturali, anche se non manca qualche linea leggermente strapiombante su buchi scavati, ovviamente più violenta e di resistenza. Andrea Gennari Daneri, nel suo “I nuovi luoghi dell’arrampicata in Veneto, Trentino, Alto Adige e Friuli Venezia Giulia”, edito nell’ormai lontano 1995, scriveva che “le pareti di Mas hanno qualcosa di cui queste sorelle maggiori (Erto, Podenzoi e Fonzaso – nda) sono talvolta carenti: cioè gli itinerari brevi, violenti e di potenza, da risolvere in poco più di due minuti d’apnea, durante i quali si fatica a staccare una mano per moschettonare”.

Accesso e notizie utili sulla falesia del Mas

Per accedere alla palestra, da Belluno bisogna dirigersi verso Agordo percorrendo la statale per qualche chilometro, sino ad incontrare l’abitato di Mas. In vista del ponte sul torrente Cordevole (zona Ponte Mas), si svolta a sinistra e lo si oltrepassa, girando immediatamente a destra per una strada asfaltata che va verso la Certosa di Vedana. Dopo meno di un chilometro di asfalto irregolare, si prende la prima stradina isolata a sinistra, in leggera salita, proseguendo per pochi metri e imboccando subito la seconda strada a sinistra, sterrata, tutta buche e fango. Si prosegue per 30 m e si parcheggia cercando di posteggiare con ordine e di non calpestare il grande prato, al di là del quale s’impone la mole dei massi. Nell’eventualità che i pochi posti utili al parcheggio siano occupati è necessario tornare in paese e parcheggiare subito vicino al ponte. I nomi delle vie sono in gran parte riportati alla base.

Grazie al lavoro ed alla passione di molti arrampicatori succedutisi nel tempo, sono stati chiodati più di dieci settori, divisi in tre zone: “il Giardino dei Gigli”, tutto intorno a un grande prato; il settore “Cava”, vicino alla cava stessa, posta lungo tutto il lato est e sud del complesso; il settore a destra, caratterizzato da massi bassi e vie brevi. In verità non tutto è stato fatto a regola d’arte e ciò richiede attenzione, ma la situazione è complessivamente buona. La cava rappresenta certamente il più grave pericolo per la falesia, in quanto i massi sono ciò di cui essa si nutre. Già alcuni sotto-settori sono stati poco alla volta distrutti dall’avanzata delle ruspe. La chiodatura è generalmente buona, sebbene alcune vie presentino degli spit arrugginiti o mal posizionati che ne sconsigliano la salita. Gli itinerari sono circa un’ottantina e vanno dal 3a di “Su Dai” sino al probabile 8b/8b+ di Fandango.

Consiglierei una visita alla falesia soprattutto agli arrampicatori neofiti (che potranno trovare una decina di tiri sotto il 5a su cui fare esperienza) e agli arrampicatori che viaggiano dal 7b in giù. Per i climber migliori ci sono poche linee ma richiodate di recente. Il masso più semplice, quello qui indicato con la lettera E, offre alcune vie di placca appoggiatissima, caratterizzate da scure intrusioni nella roccia assai interessanti. “Gaia” (4c) per un principiante può rappresentare una sfida irresistibile perché corre lungo una prua che si affaccia verso gli strapiombi e invoglia alla posizione in Dulfer.
I massi più frequentati sono quelli con le prime due lettere dell’alfabeto, ove ci sono vie in placca qui considerate un must come “Tron” (5b), “Soffio Gelido” (6c+), “Claudia Fobia” (5c), “Direttiva primaria” (6a+) e “Per pensionati” (5a).
Il dirimpettaio masso C, invece, è più ostico e scavato in vari punti: tutti bellissimi e tecnici i monotiri della faccia nord, più strapiombanti quelli del lato ovest (“Magici pensieri” 6c; “Fronte del fuoco” 7a). I massi L, M, N e R sono di minore interesse, causa l’eccessiva brevità degli itinerari. Un cenno va fatto anche alle grandi potenzialità boulderistiche della zona, ancora per lo più inesplorate.

Da fine 2013, per questa falesia caduta nel dimenticatoio, è iniziata una nuova era: a dicembre due giovani e forti climber che amano questo luogo hanno dato il via alla richiodatura del sasso vecchio (G), dove ci sono le vie più dure. In un paio di settimane il grosso era stato richiodato ma il lavoro prosegue ancora oggi di tanto in tanto, tra un’arrampicata e l’altra.

Ringraziamenti: ringrazio Lorenzo Gris, Alberto Grava, Moris Feltrin ed Enrico Cassol per le preziose informazioni fornite e le immagini d’azione.

Bibliografia utile
– A. Gennari Daneri “I nuovi luoghi dell’arrampicata in Veneto, Trentino, Alto Adige e Friuli Venezia Giulia”, Vivalda Editore, 1995
– O. Kelemina “Tre millimetri al giorno”, 1989
– Sito internet http://web.tiscali.it/ctgrubel/cultura
– Sito internet http://www.dolomiti.it

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Masso A (detto “Giardino dei Gigli”) (da sinistra)

1 Relax 6c
2 Capriccio (la via non è più percorribile)
3 Odio 5b
4 Paperoga 5c
5 Ferito nell’animo 6c
6 Zakea 6b
7 Soffio Gelido 6c+
8 Tron 5b
9 La blu (ex “Toni Gewitter”) 5a/b
10 Movimento tellurico 6a+
11 Tira rospo 6a+
12 Claudia Fobia 5c
13 Done free mamo 6a+
14 s.n. 7a/7a+
15 R.S.I. 5b
16 Morbo di M. 6a+
17 Direttiva primaria 6a+
18 La busona 6a
19 Elite supreme 6b
20 Traverso 5b+
21 Notte insonne 7c
22 S.p.A. 6a+
23 Palughetto 6b+

Masso B (da sinistra)

1 x i più svegli 5c
2 Radames 6a
3 Tamara (ex “Ambra”?) 5b
4 Per pensionati 5a
5 Fregola 4c
6 Libera 4b
7 54 (ex “ICE”?) 4b
8 Senza nome 4?

Masso C (da sinistra)

1 Prova (schiodata)
2 Tita 7a
3 The first love 7b
4 Renegade 7b+
5 Magici pensieri 6c
6 Fronte del fuoco 7a

Masso D (da destra)

1 Orny sex 6a
2 Archimede 6c
3 Cappuccino espresso 6a
4 Mandate via le ruspe 5c+
5 Dio vede 8a+ (da confermare)

Masso E (da destra)

11 Senza nome 3a
12 Senza nome 3a
1 Su dai 3a
2 Formiche rosse 4b
3 Trudy 4a
4 PH 4b
5 variante diretta di PH 4c
6 Gaia 4c
8 A bugs life 7b
9 progetto ?
7 Regade letale 7b
10 Asleppos 7c+/8a (da confermare)

Masso F (da sinistra)

1 s.n. 6a+
2 s.n. 4c

Masso G – Sass Vecio (da sinistra)

1 Magia di notte 7c+ (versione lunga: project)
2 Ottoz Gineprin 6c
3 Senz appil 7c (da confermare)
4 Spagnola Spray 7a
5 Tuono blu 7b+
6 Torbe in the night 7b+ (versione lunga: 8a+ da confermare)
7 Beack Gamon 8a+ (da confermare)
8 Sangue di yogurt 8a
9 Thriller verticale 8b
10 Naturalmente 8b (da confermare)
20 Fharel ? progetto
21 progetto ?
11 Supersgranf 7c
12 Fandango 8b
22 San Silvano dal Mas 7b (forse più dura dopo la rottura di alcuni appigli)
23 Spit e spera 7a
13 Oliver Twist 7c
14 Mary Popin 6c/6c+
16 Pinucio Ciucia 6c
24 La bonona 6a
17 Samantha Fox 5c+
18 Agata Sax 6c
19 Rioby (schiodata)

Masso H

1 Charleston 6a+
2 Beack Gamon 4c

Masso i
un solo spit sul lato N… Parete adatta per nuovi sviluppi della palestra.

Masso O (da sinistra)

1 Via I 6c/6c+
2 Via II 6c/6c+
3 spigolo (facile)

Masso L (linee di 5 m)

1 s.n. ?
2 s.n. ?
3 s.n. ?

Masso M

1 Giulia 6b+

Masso N

1 Utopia verticale 6a+
2 Pompadur 6a+

Masso R (vie brevi)

1 s.n. ?
2 s.n. ?

Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

Un pensiero riguardo “La falesia del Mas – le Masiere

  • 24 marzo 2016 in 9:31
    Permalink

    Sul “Masso C” c’è la via Tita 7a che richiede prudenza, perchè il primo chiodo è alto e cadere significherebbe finire in un buco a lato! Qualche tiro del Mas è “un po’ così” in fatto di chiodatura, ma le cose stanno migliorando sempre di più grazie ad alcuni volenterosi.

    Risposta

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