Rivista CAI: “Schiara: 3 giorni di arrampicate, sentieri e ferrate” articolo di Luca Bridda

Testo di Luca Bridda
Foto di Luca Bridda e Pietro Della Putta

Erano le 11 di mattina del 2 novembre e il freddo pungeva sul viso e sulle mani. Nonostante ciò, mi tolsi felpa e canottiera per potermi spruzzare il repellente contro le zecche su torso e braccia. Mi rivestii velocemente, finii di applicare il prodotto su caviglie e pantaloni, indossai i pesanti scarponi e mi caricai in spalla uno zaino di oltre 20 kg. Il mio compagno di cordata ed io eravamo pronti per i Monti del Sole!
Attraversammo il torrente Cordevole e passeggiammo chiacchierando verso la fattoria di Agre; solo a questo punto potemmo alzare lo sguardo verso il Van Grant, la nostra meta. “Siamo fregati” – Pensammo.
Neve e ghiaccio, infatti, erano presenti fino a quota 1800 m: tutti i Feruch erano imbiancati. Nemmeno tanto, a onor del vero, ma a sufficienza per rovinarci i piani. Impossibile, per noi, arrampicare l’indomani in quella ghiacciaia!
“E’ un versante nord-est, tutto rinchiuso in se stesso, ce lo saremmo dovuto aspettare” disse Pietro sconsolato. “Si – obiettai – ma c’è neve solo là!” (imprecazione).
“Meglio tornare l’anno prossimo. Non ha senso avventurarci nei Monti del Sole per niente, con la fatica che costa” concludemmo, al termine di 5 minuti di inutile dialogo.
“E ora dove si va?” chiese Pietro. “Beh – risposi – per adesso è meglio tornare da mia madre per il pranzo, qualcosa ci verrà in mente”.

Davanti ad un piatto caldo la decisione fu presto presa: “si va in Schiara”. Era vicina, bellissima, al sole, e Pietro non ci aveva mai arrampicato. Materiale ne avevamo anche troppo, visto il megaprogetto appena andato a monte e di cui non parlerò nemmeno sotto tortura. Potevamo stare via due giorni e mezzo senza problemi.
Nel pomeriggio avremmo risalito la Valle dell’Ardo e poi avremmo trascorso la notte nel ricovero invernale del Rifugio VII° Alpini, sotto la parete Sud. Forse avremmo fatto la via Goedeke, chissà, magari qualcos’altro: ci avremmo pensato a tempo debito. Prendemmo al volo qualche relazione e partimmo.
Cominciò così, per noi, una tre giorni nel gruppo della Schiara del tutto imprevista, condita da un mix di arrampicate, sentieri, vie ferrate e da un meteo eccezionale.

Il nostro itinerario
Verso le 15 eravamo al parcheggio di Case Bortot (698 m), località 6 km a nord di Belluno. Piuttosto appesantiti dal pranzo, risalimmo la valle lungo il facile sentiero CAI 501 che, dopo alcuni iniziali saliscendi, punta dritto verso settentrione, cioè verso la bastionata sud della Schiara. Il torrente Ardo, con le sue pozze d’acqua color smeraldo, corre quasi sempre a lato di questo percorso sempre piuttosto frequentato, soprattutto nei week end, che conduce in circa 2 ore e 30 al Rifugio VII° Alpini (1502 m). L’ultimo strappo è chiamato “il Calvario” ma il nome non spaventi: non è niente più che un sentiero a zig zag nel bosco di faggi. Come previsto il rifugio era chiuso, e quindi ci sistemammo nel vicino ricovero invernale (10 m a destra), fornito di alcune brandine un po’ sfondate ma sufficienti a garantire una dormita decente: bastava non stare distesi proni.

L’indomani, con molta calma, ci avviammo verso il retro del rifugio per imboccare la traccia che porta al Sentiero Alpinistico Sperti (tabella). Superammo un primo torrentello, spesso in secca, e poi un secondo (10 min, abbondante acqua anche in piena estate e in inverno). Proseguimmo tra erba e mughi su terreno aperto, fino ai primi cavi metallici. La ferrata non è particolarmente difficile né faticosa, e conduce in 1.45 al Bivacco Sperti (2000 m), in bellissima posizione panoramica. Qui, prima o poi, torneremo sicuramente per trascorrervi la notte. Proseguimmo per il sentiero attrezzato, superando un altro salto di roccia (circa 120 m di disliv. dal bivacco), e poi percorremmo una lunga cengia molto esposta che doppia lo spigolo della Seconda Pala del Balcon, fino ad imboccare il largo canalone che scende da Forcella Viel. Salimmo ancora per poche decine di metri finché non parve del tutto agevole lasciare il sentiero ferrato e portarsi a destra, dentro un canalino che corre a sinistra di una evidentissima nicchia scura (quasi una piccola grotta), che funge da perfetto punto di riferimento. Riferimento per cosa? Beh, per l’attacco di quella che forse è la più classica via del gruppo, la “Via Rossi” alla Cima Ovest della Seconda Pala, aperta nel 1952 da Nereo Cusinato e Piero Rossi. Alla fine, infatti, avevamo deciso di puntare sul sicuro e di scalare questo magico satellite della Schiara per la via più celebrata.
Salimmo slegati per 15 m, lungo il canalino (I, II), fino ad un comodo punto di sosta con clessidra, giusto all’altezza della nicchia nera. Qui ci legammo (ore 0.45 dal bivacco). La via rimane per 3 tiri a sinistra dell’arrotondato spigolo, con roccia discreta e percorso a mio avviso non particolarmente obbligato, quindi si porta sotto un naso di roccia ben pronunciato sul filo dello spigolo stesso, lo aggira a sinistra per proseguire sotto un grande tetto scuro. Traversando in orizzontale verso destra, si raggiunge nuovamente lo spigolo e lo si percorre per un tiro (tratto chiave, roccia meravigliosa). Ancora sullo spigolo o un po’ a sinistra dello stesso, si prosegue per altri 3 tiri sino in vetta.
Pietro ed io arrampicammo in t-shirt per quasi tutti i 300 m di sviluppo della via, giusto il contrario di quello che ci sarebbe capitato se ci fossimo testardamente avventurati nel Van Grant. Sulla cima, il sole di novembre era piuttosto basso all’orizzonte, colorava freddamente di azzurro e blu la neve presente. Erano quasi le 16, ormai, e dovevamo ancora scendere dalla cupola di vetta, raccordarci con il Sentiero Alpinistico Sperti, traversare lungamente verso est e raggiungere il Bivacco Ugo Dalla Bernardina prima del buio. La vecchia relazione della “via Rossi” che avevamo usato, prevedeva un impegno di solo un’ora e 30. Questi tempi associati alle vie su roccia mi hanno sempre lasciato perplesso. I miei amici ed io siamo evidentemente delle lumache.
Man mano che la luce si faceva gialla, grazie al tramonto che avanzava, le valli diventavano buie e da esse emergevano solo le sagome dei monti. La neve non mancava, lungo il versante nord della dorsale che collega la Seconda Pala con la Schiara, dorsale che percorremmo aiutati dai cavi metallici del Sentiero Sperti. Dopo alcuni saliscendi, sbucammo su una forcella e ci apparve la Gusela del Vescovà, con soltanto la punta ancora illuminata di arancio.
Questo ago di roccia di 40 m dalle forme perfette è uno spettacolo. Per noi bellunesi la Gusela è molto più di un monolite di dolomia. La vidi là, affacciata sul vuoto della parete Sud, solitaria, in apparente equilibrio precario, e l’unica cosa che in quel mentre desiderai fu…che non cada mai a terra.
Il Bivacco Dalla Bernardina (2320 m) si trova poco oltre, appollaiato su un pendio di erba e roccia. Dico solo questo: se si dovesse fare un passo di troppo poco fuori la sua porta, si finirebbe 600 m più in basso. Ci siamo capiti?
Avremmo voluto scattare ancora qualche foto ma ormai era buio pesto. Per poter arrampicare più leggeri, avevamo lasciato sacchi a pelo e fornelletto giù al “Settimo”. Dormimmo quindi con le coperte in dotazione al bivacco e cenammo con un panino. All’interno la temperatura era piacevole: il sole aveva fatto il suo dovere sulla lamiera esterna. Poiché eravamo senz’acqua, riempimmo di neve due contenitori, confidando di trovarla sciolta l’indomani mattina, possibilmente senza troppi detriti galleggianti.
Nelle notti di bivacco si riscopre l’importanza delle candele e dei lumini: la loro luce fioca e tremolante fa compagnia, riscalda a livello mentale, accompagna i discorsi che portano al sonno.

Il giorno successivo soffiava un vento leggero ma glaciale. Uscimmo dal bivacco senza colazione, decisi a scalare, nonostante il freddo, la Gusela del Vescovà per la via aperta da F. Jori, A. Andreoletti e G. Pasquali nel 1913. Ritengo questa viuzza di due tiri un vero must del gruppo. La roccia è esaltante e l’andamento della via semplicemente spettacolare. Chi viene fin qui deve farla, punto.
Dopo la lunga corda doppia di 40m dalla cima, recuperate le nostre poche cose, ci calammo per la Ferrata Zacchi, che corre lungo la sud della Schiara, scoprendo che la parete non è affatto unitaria come sembra da sotto, ma assai articolata e complessa. Da Belluno pare una lavagna compatta mentre si tratta, al contrario, di un insieme di molti pilastri staccati, di enormi quinte di roccia. Sempre per scalette e cavi si scende lungo paretine e canali, con alcuni passaggi atletici e per nulla banali. Dopo circa un’ora arrivammo alla base, io certamente con le braccia un po’ cotte. Al solito si fatica più coi cavi d’acciaio che con l’arrampicata vera…
Recuperato uno zaino al Settimo Alpini e fatta una conveniente scorta d’acqua, non ci restò che ripercorrere a ritroso la valle dell’Ardo, concludendo questa tre giorni del tutto fuori programma.

Tempi e relazioni delle due vie proposte

Il percorso da noi seguito, descritto a grandi linee nelle righe precedenti, si può portare a termine con molta calma in tre giorni, con notevole impegno in due. Non si tratta di una combinazione particolarmente originale ma è sicuramente da consigliare. L’itinerario conduce in cima alla poderosa struttura della Seconda Pala del Balcon e in vetta alla Gusela del Vescovà; permette di cavalcare parte della dorsale centrale del gruppo e di percorrere in lungo e in largo la bastionata sud della Schiara. Il periodo migliore è l’autunno inoltrato, per trovare quiete e silenzio anche lungo le ferrate e nei bivacchi.

– Località Case Bortot (raggiungibile in auto da Belluno passando per le frazioni di Bolzano Bellunese e Gioz) – Rifugio VII° Alpini: ore 2.30-2.45
– Rifugio VII° Alpini – Bivacco Sperti per Sentiero Alpinistico Sperti: ore 1.45-2.00
– Bivacco Sperti – Attacco “Via Cusinato-Rossi” per sentiero Alpinistico Sperti: ore 0.45-1.00
– Via Cusinato-Rossi: ore 3-3.30 (noi), ore 1.30 (Spiderman)
– Cima della Seconda Pala – Biv. Dalla Bernardina: ore 1.30-1.45
– Biv. Dalla Bernardina – Attacco della Gusela del Vescovà: ore 0.20
– Via Jori-Andreoletti-Pasquali: ore 0.45
– Base della Gusela – Biv. Dalla Bernardina – Ferrata Zacchi in discesa – Rif. VII° Alpini – Case Bortot: ore 3.30

Relazione della “Via N. Cusinato – P. Rossi” alla Seconda Pala del Balcòn, cima O, pilastro S (2371 m)

280 m di sviluppo, 250 m circa di disliv.; ore 3; III, IV e un tratto di IV+; roccia ottima nel tratto centrale, buona o discreta altrove. Portare chiodi e martello, nuts e friends.

1. Dall’attacco (vedasi pagine precedenti), salire la parete soprastante verticalmente per 30 m circa (1 chiodo), trascurando il canale che invece prosegue diagonalmente più a sinistra. Fare sosta su un ripiano con grossa clessidra (è presente anche un chiodo 1,5 m più a destra). (30 m; III)
2. Proseguire obliquando leggermente verso destra (cioè in direzione dello spigolo della Seconda Pala) per altri 25-30 m (clessidra) fino ad una larga e comoda nicchia con clessidrona di sosta [e cicca schiacciata in un buco]. (30 m; III+)
3. Uscire dalla nicchia a destra e proseguire verticalmente verso lo spigolo, facendo sosta 4 m sotto un caratteristico strapiombo a forma di naso. Sosta su clessidra. (30 m; III+)
4. Portarsi sotto lo strapiombo e aggirarlo a sinistra (due clessidre). Proseguire verticalmente fino sotto un enorme tetto scuro, in prossimità del quale sono presenti 3 buoni chiodi di sosta. (40 m; III)
5. Traversare orizzontalmente a destra (2 chiodi) e portarsi sul filo dello spigolo che va percorso per una trentina di metri sino ad una comoda clessidra di sosta. Tratto chiave. (35 m; III, IV+)
6. Proseguire sullo spigolo per altri 30 m, su roccia un po’ infida, per caminetti e paretine, lasciando infine sulla destra uno strapiombo. Sosta su 2 chiodi. (30 m; IV)
7. Proseguire per fessura e paretine per 45 m, lasciando lo spigolo sempre pochi metri a destra. (45 m, III+)
8. Alzarsi ancora verso la vetta per gli ultimi 35 m, facendo attenzione ad uscire nella sezione centrale della parete o in quella di sinistra (35 m di III e IV; sosta su spuntone)
Discesa: dalla cima bisogna scendere verso nord per roccette e per un canalino (I+), raggiungendo in circa 5 minuti il Sentiero Attrezzato Sperti che corre lungo il versante nord delle Pale del Balcon.

Relazione della “Via Jori-Andreoletti-Pasquali” alla Gusela del Vescovà (2361 m)

40 m di dislivello, 2 tiri di corda, ore 0.45; difficoltà massima di IV+; roccia ottima

1. Si attacca presso il limite destro della stretta parete nord. Salire verticalmente per una ventina di metri fino ad una nicchia ove si fa sosta su due spit con catena. Sul passaggio iniziale di IV+ sono presenti un chiodo e un fittone, sul resto del tiro, che è di IV, si trova un altro chiodo ed è presente una fessura proteggibile con nut e friends.
2. Dalla nicchia si traversa orizzontalmente a sinistra (2 chiodi e una clessidra) arrivando in parete est. Superare una placca “obliquando” verso sinistra e poi salire una fessura-camino di III che porta in vetta (1 chiodo nella fessura, eventuali altre protezioni a friend e nut; 25 m in tutto).
Discesa: da un fittone sulla cima, verso nord, con una calata di 40 m oppure due da 20 m, la seconda delle quali parte dalla nicchia in cui si è fatto sosta durante la salita.

Bibliografia
– P. Rossi “Schiara”, 1982, Guida dei Monti d’Italia CAI-TCI
– G. Sani e F. Bristot “Schiara – Tamer – Spiz di Mezzodì”, Luca Visentini Editore
– G. Buscaini “Le Dolomiti Orientali – Le 100 più belle ascensioni ed escursioni”, 1984, Zanichelli Editore
– Sito internet dell’autore, www.abcdolomiti.com
– Carta TABACCO N° 024: Prealpi e Dolomiti Bellunesi

Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

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