La falesia di Vela Draga in Istria, Croazia

Rivista Pareti n. 50 : “Arrampicata sulle guglie di Vela Draga – Istria, Croazia”, articolo di Luca Bridda

Testi di Luca Bridda
Foto di Filippo Tosoratti, Lorenzo Del Terra e Luca Bridda

Siamo appena arrivati a Vela Draga da Trieste, lungo le ondulate strade istriane. Sono le dieci di sera e, nonostante l’oscurità accentuata dal bosco, percorriamo il sentiero d’accesso e ci affacciamo sulla valle, appoggiandoci al parapetto del belvedere: lo spettacolo delle guglie illuminate dalla luce della Luna è stupendo, e nulla meno di questo ci aspettavamo.
Il largo solco vallivo è punteggiato di forme suggestive, di aghi, di torri, di prue e di vele di roccia, di pallide pareti concave, di meraviglie naturali.

Una falesia speciale
A Vela Draga (o Vranjska Draga) non c’è solo una palestra per climbers vagabondi…qui c’è un’opera d’arte della natura (dal 1999 protetta da un parco naturale) che stupisce ogni qualvolta la si ammiri, anche se ci si torna spesso, anche se la si visita con regolarità.
L’arrampicatore qui non può e non deve venire solo per scalare; deve innanzitutto contemplare, aggirandosi tra le quinte di roccia e soffermandosi a fotografare le guglie da ogni nuovo punto d’osservazione che va scoprendo. Solo dopo potrà concentrare la propria attenzione verso appigli ed appoggi, sui gradi e le linee di salita.
E la scalata che ci attende qui è niente meno che entusiasmante.

E’ dicembre, fa un freddo cane, le mani gelano all’aria. Su, in alto, intravediamo la neve sulle cime dei monti mentre verso nord, alla testata della valle, una cascata lancia nell’abisso la sua scia di acqua, colorata di giallo dalle potenti lampade che illuminano l’imbocco del vicino Tunnel Ucka. Questa lunga galleria, che permette alla superstrada di collegare agevolmente Fiume con Rovigno e Pola, è certo l’unico elemento che stona. I rumori sordi dei camion che la percorrono spesso giungono sin qui, attenuati dalla distanza ma sempre alieni alla poesia della valle.
Sul fondo invece, il serpentone della vecchia linea ferroviaria che sbuca da una galleria per rituffarsi subito in quella successiva, non da fastidio e appare perfettamente integrata col territorio. La Svijeka, un’arditissima candela di 20m affacciata sul vuoto, sembra sorvegliare inflessibile la massicciata abbandonata. La Torre Grande (Veliki Toranj) regna placidamente al centro, grande com’è, senza rivali. Lontana lassù, nella boscaglia, spunta una torre di cui nessuno ha mai saputo indicarci il nome, e sembra fare da sentinella, sempre allerta per intravedere percoli e segnalarli alle sorelle. Chissà come si chiama, chissà chi l’ha salita, chissà.
Verso sud, invece, si vedono solo le ondulazioni lievi della campagna istriana, punteggiata qua e là dalle luci di qualche borgo.

Dalla preziosa guida di Svab, Skok e Perhat “Arrampicare senza frontiere”, edita dalla SIDARTA nel 2003, apprendiamo qualche scampolo di storia alpinistico/arrampicatoria locale. Leggiamo infatti che “a differenza delle altre falesie istriane, la storia dell’arrampicata a Vranjska Draga risale al lontano 1931, quando il leggendario alpinista triestino Emilio Comici, dopo una serie di tentativi col suo compagno Stauderi, riuscì a salire la parete nord della Torre grande. Poco dopo A. Dalmartello, E. Tomsic, I. Duiz e B. Blecic scalarono le altre due tipiche torri: Rukavica e Svijeka”. E proprio a Comici è dedicato uno dei vari ed interessanti cartelli informativi che scandiscono il cammino lungo i sentieri che portano alle torri, ottimamente riattati dalle istituzioni del Ucka Nature Park. Vi si leggono note geologiche sulla genesi di un territorio così particolare, informazioni sull’arrampicata libera e sulla tecnica di salita delle vie sportive. Il tutto con disegni davvero efficaci ed ironici.
Le altre vie della falesia si devono per lo più all’opera svolta dal 1986 in poi dagli scalatori fiumani V. Pausic, H. Juros e E. Sulic.

Noi, ormai semi-congelati, ce ne andiamo a fare un pasto caldo e qualche ora di sonno, ma al mattino siamo di nuovo al belvedere per godere dello spettacolo della luce radente che, spuntando dal monte Ucka, va a dare plasticità a tutte le forme e a colpire gli spigoli delle guglie, colorandone di giallo un lato e lasciando l’altro nel grigiore dell’ombra. Nell’attesa ci prepariamo un po’ di the sull’adiacente tavolo da pic nic e consumiamo una colazione frugale a base di pane e marmellata. La voglia di arrampicare c’è, ma il freddo è ancora eccessivo, dobbiamo attendere. Scattiamo foto, chiacchieriamo, ci rilassiamo al sole, consumiamo la guida della Sidarta a forza di sfogliarla, immaginando l’emozione di tornare su quella torre piuttosto che su quell’altra…ma si, quella punta che si vede laggiù, proprio laggiù…ma quale? Ce ne sono tante!

Accesso
Per arrivare a Vela Draga, si guida l’auto oltre Trieste verso il valico di Pesek tra Italia e Slovenia. Si prosegue per 3 km fino a Kozina e si svolta a destra verso Koper/Capodistria, trascurando la superstrada. La statale perde gradatamente quota passando sotto le pareti di Crni Kal. Dopo due netti tornanti si lascia la strada principale e si svolta a sinistra verso Buzet, cui si giunge in 25 km di strada ondulata e dopo avere attraversato il confine sloveno-croato. Da qui si prosegue verso Fiume/Rijeka per un’altra ventina di chilometri, la cui parte finale si copre grazie ad una superstrada. Giusto prima del Tunnel Ucka, si svolta a destra imboccando nuovamente una strada normale. Dopo poche centinaia di metri verso sud, si parcheggia nella prima area di sosta attrezzata a sinistra (1 ora da Trieste). Qui si lascia l’auto e si imbocca l’evidente sentiero che porta verso la valle, prima in piano e poi in leggera discesa. Dopo 5 minuti si arriva al belvedere e si discende ripidamente lungo un pendio ghiaioso ed un successivo canalino roccioso. I cartelli esplicativi inducono a continue soste e a qualche sana risata. Ad un bivio, proseguendo a sinistra si raggiungono la Torre Rukavica, il settore “Gorgona” (la zona più frequentata della falesia), e, poco oltre, la Torre Grande (10 minuti) mentre, andando verso destra, si passa sotto un arco naturale (settore “Okno”) fino alla Svijeka ed al fondo della valle, da cui si può raggiungere il paretone di un centinaio di metri d’altezza chiamato “Stijena”, sulla sinistra idrografica (30 minuti in tutto). Altri settori piccoli, comunque, sono distribuiti nei paraggi.

Vie e pareti
In queste pagine abbiamo scelto di relazionare solo alcuni settori che conosciamo meglio, rimandando alla guida “Arrampicare senza frontiere” tutti coloro che vorranno approfondire il discorso e scoprire ogni chiodo ed ogni fazzoletto di roccia arrampicabile.
Purtroppo da due anni la Svijeka non è più scalabile. Di certo era l’attrazione principale della falesia e la sua salita regalava un po’ di sana adrenalina, caratterizzata com’era da roccia di dubbia solidità e da chiodatura tradizionale integrata da 3-4 spit. Con un (affatto banale) 4c, spalmato su una ventina di metri, si raggiungeva l’arrugginita catena di vetta: stare in piedi su una struttura così incredibilmente sottile ed aerea era veramente da capogiro! Credo che comprensibili ragioni di sicurezza abbiano portato alla schiodatura degli itinerari che la salivano (brid 4c e rompituto 6c+).
Da urlo è la via “Desni rub” (6b) che percorre lo spigolo di 25 m della Torre Rukavica: la partenza ha gli spit un po’ troppo lunghi ma il resto è ottimamente chiodato e regala una grande arrampicata. Sicuramente andrebbe risistemata un po’ la sosta, ma ci si arrangia anche così. Molto bella e particolare è pure la fessura di “Pukotina” (5b), da non perdere.
Altro gioiello è il monotiro di “Zuta Ruza”, un 5c+ sullo spigolo affusolato di destra del settore “Gorgona”. Qui consigliamo anche il 6c+ spaccadita di “Fingerplay” e, tra gli altri, il tiro in placca “Ljubica”.
Appagante ed imprescindibile è, infine, la scalata della Torre Grande per la via di Comici (una lunghezza di corda di 6a di 40m ed un successivo più facile tiro fino all’anello di vetta) o per la più impegnativa placca di destra.

Informazioni pratiche
Le vie sono circa una cinquantina, sparpagliate in più di dieci settori. Sono state tracciate quasi tutte sul lato al sole della valle ma qualcosa si trova anche sul paretone (5 vie di più tiri dal 6b al 6c+). Il livello medio è sul grado 6 ma, per chi è alle prime armi, ci sono anche una decina di vie sul grado 4 e 5, anche se non sono da sottovalutare perché tutte assai tecniche.
I climbers di livello medio qui possono esprimersi abbastanza poco (meno di dieci vie di grado 7) e credo dovranno puntare solo sull’a vista e sul puro piacere dell’arrampicata libera: vie per fare “prestazione” non ve ne sono granché, ad oggi.
La roccia è uno stupendo calcare grigio a tacche e gocce, sempre molto tecnico e di equilibrio. Alcune vie si sviluppano su brevi placconate verticali ma altre (le più belle!) percorrono spigoli affilati ed aerei.
La chiodatura è quasi ovunque ottima, a spit o fittoni resinati. I periodi migliori per arrampicare sono l’autunno e la primavera, anche se a noi piace venire qui pure in pieno inverno, quando le pareti esposte a sud sono riscaldate dal sole ed il cielo è senza velature. Ovviamente in questo caso le ore buone sono poche (più o meno dalle 11 alle 15-15.30), Bora permettendo.
Si può dormire a buon mercato in camere private (circa 15 €), reperibili soprattutto a Pisino/Pazin o a Buzet; sconsigliato il campeggio selvaggio, ricordando che siamo all’interno di una zona protetta.

I dintorni
Come già scrissi in un articolo apparso su questa rivista nel 2004, considero Vela Draga il gioiello più interessante di un trittico di falesie davvero formidabile, unite dal filo rosso della bellezza della roccia, delle vie, dell’ambiente. Le altre falesie sono Limski Kanal, nei pressi del Canal di Lemme, e Dvigrad, poco distante dall’omonimo “castello”. La visita a Vela Draga potrà perciò essere ottimamente combinata con un’arrampicata in una di queste falesie o, meglio, in entrambe. Noi, anche in quest’occasione, il giorno successivo ci siamo recati sulla lunga fascia rocciosa di Dvigrad, dove abbiamo piazzato davvero delle gran vie (vedere Pareti n. 40, terzo trimestre 2004, pp. 78-89).
Da un punto di vista più prettamente turistico, in un raggio di 20-30 km ci sono diversi paesi che meritano una visita. Noi abbiamo passeggiato per le vie di Pisino (cittadina sorta attorno all’omonima ed orrida foiba, e definita già nel XIX secolo “cuore dell’Istria”) e lungo le strade antiche di Montona (Motovun), con la sua cinta muraria perfettamente conservata e la piazza di chiaro sapore medievale. La fortezza di Pisino è probabilmente una delle meglio conservate della regione e dal secondo dopoguerra custodisce al suo interno il Museo Etnografico Istriano, il Museo di Pisino e l’ Archivio storico. Una curiosità: una parte dell’intreccio del romanzo “Mathias Sandorf” di Jules Verne si svolge proprio in questo ambiente, tra la fortezza, la città e la foiba, profonda 130 m. Pare che per le descrizioni lo scrittore si servì di una fotografia ricevuta dal sindaco di Pasino.
Per quel che riguarda il Parco Naturale, esso protegge il massiccio montuoso dell’Ucka e l’adiacente altopiano Cicarija, nella parte N-NE della penisola istriana. Ha una superficie di 160 km quadrati e la quota massima è raggiunta dalla vetta del Monte Vojak, a 1401 m slm. E’ stato istituito per legge nell’aprile del 1999 ma di fatto le istituzioni del parco hanno iniziato ad operare 2 anni dopo. Molte sono le escursioni che si possono fare in quest’area e che portano, in 2-3 ore di cammino, dalla zona costiera a est fino ai boschi dei pendii dell’Ucka, fino alle vette più alte. E’ anche possibile, con un po’ di fortuna, osservare grandi uccelli come l’Aquila ed il Grifone.
Avendo tempo a disposizione e una buona giornata con cielo terso, consiglio di uscire un po’ dai soliti percorsi turistici e di raggiungere il paesino di Portole/Oprtalj, arroccato su una collina di 380 m, giusto a nord di Montona. Salendo per la stretta stradina che tocca i paesini di Ipsi e Bencani, il panorama è ampio e spazia lontano, tra macchie di ulivi, campi terrazzati, colline e borghi sparpagliati un po’ ovunque. Il paesetto è in fase di recupero urbano; tanti sono gli interventi di ristrutturazione delle case abbandonate e oramai in rovina. Domina il marrone-giallo dell’arenaria, onnipresente materiale da costruzione qui come altrove, in questa parte dell’Istria. Discendendo dall’altro versante, si può cogliere l’occasione per vedere Buie e riportarsi così verso l’ormai non lontana Trieste.

Vie e gradi dei settori relazionati

Settore “Okno” (max 12m di altezza) – Vie da sinistra

1 Moje zlo 6a
2 Grga 6b
3 Cvrcak 7a
4 And oknom (sul lato opposto, partenza a dx del tunnel) 6a

Torre Rukavica (max 25m di altezza)

1 Huncut 6c
2 Torpedo 6b
3 Pukotina 5b
4 Desni rub (spigolo di dx) 6b

Settore “Gorgona” (max 15m di altezza) – Vie da sinistra

1 Zimbabve 6b+
2 Fingerplay 6c+
3 Black coffee 5c+
4 Bjelo pranje 4b+
5 Cracker 5b
6 Motika direct 5c
7 Motika 5a
8 Fu-fu 6a
9 Vjezbenik 7b
10 Gorgona 6b
11 T.D. 6c+
12 Ruzica 5c
13 Zuta ruza 5c+
14 Brsljanov zlijeb 5b
15 Ljubica 6a+
16 I am from Austria 5c

Torre Grande

1 Via Comici (L1+L2: 40m; L3: 20m) L1+L2: 6a; L3: III
2 Crna macka 6a+
3 Tutti frutti 6a+
4 Odiseja 6a+
5 Feniks 6c

Bibliografia
– Svab-Skok-Perhat “Arrampicare senza frontiere: Trieste, Litorale sloveno, Istria”, SIDARTA (2003): questa guida di grande qualità ed accuratezza, scritta in 4 lingue, da queste parti è un po’ la Bibbia dei climbers. Sono passate in rassegna tutte le falesie della zona di Trieste, della parte meridionale della Slovenia e dell’Istria. Ottimi schizzi, ottime piantine d’accesso. Davvero un bel prodotto editoriale.
– B. Cujic “Croatia”, Zagabria (2001)
– L. Bridda “Limski Kanal e Dvigrad” in Pareti n. 40 (2004): in questo articolo descrissi le falesie di Limski Kanal e Dvigrad, distanti poco più di 30 km in linea d’aria da Vela Draga. Rispetto a quanto allora riportato, va precisato che ora la viabilità è molto cambiata, essendo stato aperto anche il ramo di collegamento Italia-Pola della superstrada “Y”. A Dvigrad, inoltre, sono stati scritti i nomi alla base delle vie (con scarsa sensibilità estetica, per la verità) e il camping selvaggio è da sconsigliare.
– Sito web di Dubravko Vukmirovic: www.aozeljeznicar.hr/old/AO/
– Sito dell’autore: www.abcdolomiti.com
– Sito web del Parco Naturale Ucka: www.pp-ucka.hr
– Sito web dell’Istria: www.istra.com
– Sito www.coronn.com

Luca Bridda

Luca Bridda

Fondatore di www.abcDOLOMITI.com, laureato con master, lavora da oltre 10 anni nel settore Human Resources e nel settore marketing-vendite. Pubblica articoli per le più note riviste dedicate alla montagna e all’alpinismo, è appassionato da vent'anni di alpinismo e arrampicata sportiva.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *