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Pareti n. 55 : "Arrampicata sportiva sul Torrione Stogaj nell'Isola di Pag/Pago" - Croazia testo di Luca Bridda [testo in versione integrale rispetto a quello pubblicato sulla rivista Pareti] Il breve viaggio sull'isola di Pag (Pago), in Croazia, fu per noi una scommessa giocata all'insegna dell'improvvisazione. Eravamo in inverno, pioveva, faceva freddo...ed il meteo prometteva tutto questo anche per i due giorni successivi. Eppure partimmo ugualmente. Per noi arrampicatori la meta principale era rappresentata dallo Stogaj, un torrione che si affaccia arditamente sul mare e caratterizza in maniera inconfondibile la grande baia della cittadina di Pag, al centro dell'isola. Lo avevamo visto in una sbiadita foto in bianco e nero sulla guida di Boris Cujic (“Croatia, 50 climbing sites”, ed. Sidarta) e finalmente eravamo decisi a trovarcelo davanti agli occhi. Eravamo in 5, su due auto piene di corde e rinvii, con tende e sacchi a pelo al seguito nonostante la stagione invernale.
In viaggio verso il deserto
Il reticolo formato dai muri a sassi, invece, è ciò che più d'ogni altra cosa dà l'idea del lavoro e del sudore di questa gente. Si estende per centinaia di chilometri, è onnipresente. Segna i pendii come un sistema circolatorio, delimita le proprietà, protegge dal vento e incanala le greggi. Non c'è dubbio: le immense pietraie brulle ed i muri a secco s'imprimono nella memoria del viaggiatore più di qualunque altra cosa, su quest'isola. Lungo le strade, ondulate e strette, alle volte sterrate e sconnesse, circolano molte auto scassate, su cui domina la mitica Renault 4, vera regina del fuoristrada alla buona. Molte case sono vecchie e tradizionali ma troppo spesso, purtroppo, ad esse si aggiungono costruzioni frutto di speculazioni selvagge, senza gusto e rispetto per i luoghi, di frequente ancora da ultimare. Vista la pioggerellina che impediva ogni velleità arrampicatoria, ci dirigemmo proprio verso Pag città, il borgo turisticamente più interessante. Tra una passeggiata, una sosta in un bar ed una cena al ristorante, si fece notte. Considerata la nostra avversione per gli alberghi e la difficoltà a trovare affittacamere in questa stagione, da veri selvaggi cercammo nella notte una piazzola per la tenda, a lato strada. La mattina dopo, sia le pecore che i passanti furono sorpresi nel vederci sbucare dal nostro igloo Ferrino color argento, in mezzo alle case.
Un totem a guardia del golfo Al nostro arrivo sotto lo Stogaj, oltre al freddo e all'umidità, si presentò all'appello anche la Bora. Piano piano il vento salì, ululando, e si abbatté con raffiche sulle nostre giacche tecniche e sulle nostre povere mani, rendendole sempre più rugose alla stregua della roccia stessa del torrione. Divisi in due cordate affrontammo le due vie lunghe della parete: quella di destra, di due tiri, si chiama “Stigma” (all'uscita fare attenzione allo spigolo tagliente del pianoro sommitale); quella di sinistra consta di tre tiri rispettivamente di 5b, 5c, e 5a, e si chiama “La vida loca”. Consiglio di stare attenti a qualche spit invecchiato precocemente dalla salsedine e ad alcuni appigli mobili, anche se in generale la roccia è ben salda e piacevole al tatto. In estate, infine, con il caldo e la mancanza d'ombra, le condizioni per arrampicare sono tutt'altro che ideali. Qui non venimmo certo per fare vie dure, con quel freddo poi... L'obiettivo era solo salire questa scultura di pietra e arrivare in cima, alla faccia delle intemperie, per ammirare il panorama mozzafiato che la vetta regala. Ricordo un'atmosfera particolare, lassù, creata dalla forza del vento, dai continui sballottamenti provocati dalle raffiche, dal panorama desertico a perdita d'occhio, dal colore grigio e blu scuro del mare e del cielo. Le vie dello Stogaj - parete di sinistra (da sinistra): - parete di destra (da sinistra): Rispetto al nostro viaggio di alcuni anni fa, sullo Stogaj è stata tracciata una manciata di nuovi monotiri, segno che il lavoro di chiodatura è ancora in progress. In particolare, segnalo una variate al primo tiro della via "La vida Loca", sempre di 5b, che corre poco più a destra del tiro preesistente. Gli altri 3 monotiri sono sul versante non visibile negli schizzi. Maggiori info sulla nuova edizione della guida di Cujic. INFO TRAGHETTI: il collegamento tra l'isola e la terraferma è molto buono: dal 30 maggio fino al 30 settembre, infatti, i traghetti sulla linea terraferma (Prizna) - isola di Pag (Žigljen) viaggiano giorno e notte non-stop. Durante il resto dell'anno, invece, i traghetti fanno la spola circa ogni ora e mezza dalle 5:30 alle 22:30. Per conferme su orari, periodi e prezzi, vedere il sito: www.jadrolinija.hr Bibliografia - “Croatia, 50 climbing sites” di Boris Cujic, Casa Editrice Sidarta, Lubiana, 1997 (n.e. 2006). Guida molto curata sulle falesie di Istria, Velebit, Dalmazia e isole, litorale adriatico croato, dintorni di Zagabria ed entroterra croato. Descrizioni in quattro lingue: croato, inglese, tedesco e italiano. Mappe e schizzi dettagliati delle falesie. |
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